Giornata della Memoria, odio sul web: è un’emergenza? Ecco come avete risposto al nostro #InstaPoll

GROSSETO – Torna l’appuntamento con #InstaPoll, i sondaggi che IlGiunco.net propone alla propria community per sapere come la pensa su alcune questioni di interesse generale.

Lunedì prossimo sarà la Giornata della Memoria, per questo vi abbiamo chiesto se, vista la rinnovata ondata di antisemitismo, almeno per quanto riguarda la dimensione virtuale (vera o presunta, a ognuno la sua idea), percepite come emergenza la diffusione dell’odio sul web.

Di “haters” se ne parla ormai da qualche anno, ma è negli ultimi tempi che il fenomeno è andato accrescendosi. A novembre il prefetto di Milano Renato Saccone concedeva la scorta a Liliana Segre, la senatrice a vita che all’età di 14 anni venne deportata nel campo di concentramento di Auschwitz con la famiglia. Il motivo che ha spinto il prefetto milanese a concedere la scorta alla parlamentare è da ricercarsi nei circa 200 messaggi di odio che la Segre riceve ogni giorno sul web e non solo.

Ma il caso Segre è solo uno dei tanti. L’Osservatorio antisemitismo monitora quotidianamente “qualsiasi atto intenzionale rivolto contro persone, organizzazioni o proprietà ebraiche, in cui vi è la prova che l’azione ha motivazioni o contenuti antisemiti, o che la vittima è stata presa di mira in quanto ebrea o ritenuta tale”.

Guardando solo al web, nel mese di dicembre scorso l’Osservatorio ha rilevato 13 siti antisemiti o con contenuti più o meno antiebraici. Ecco l’elenco.

1 dicembre – un video accusa gli ebrei di cannibalismo rituale;

2 dicembre – il caso del docente dell’Università di Siena che pubblica tweet antisemiti;

3 dicembre – un consigliere comunale di una città del nord est pubblica post antisemiti (“Zucky – rivolgendosi al padre di Facebook Mark Zuckerberg – è un democratico sionista bastardo che vuole un mondo arcobaleno al suo servizio”);

4 dicembre – un giornale digitale pubblica e rilancia articoli dove trovano spazio i temi caratteristici della destra antiliberale (xenofobia, razzismo, teorie cospirative innervate di antisemitismo, miti giudeofobici, antisionismo). In un articolo, la frase finale: “Noi non abbiamo niente contro gli ebrei ma non si può negare che siano sempre fra i piedi. Non se ne può più”;

6 dicembre – commenti Facebook antisionisti-antisemiti contro Liliana Segre;

9 dicembre – insulti alla memoria di Piero Terracina, uno degli ultimi sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz, morto l’8 dicembre scorso (“Presenta la sua immaginetta ad #Auschwitz e avrai diritto ad un giro in giostra gratis”);

10 dicembre – sito web che si occupa di diritti umani utilizza accuse antisemite. “I suoi collaboratori – si legge sul sito dell’Osservatorio antisemitismo – sono giuristi, economisti, docenti, principalmente non italiani. Il filo conduttore dei contenuti del sito è un antisemitismo espresso attraverso i suoi principali temi accusatori (ad esempio: esclusivismo, odio contro il genere umano, razzismo, tendenza alla cospirazione, pulsione alla speculazione finanziaria, etc.) ma inserito in una dimensione falsamente progressista e democratica”;

14 dicembre – sito web complottista ed antisemita (“La Crisi dei Rifugiati è una Creazione Sionista”);

15 dicembre – sito web neonazista che contiene una grande quantità di materiale multimediale antisemita come i Protocolli dei savi di Sion, Mein Kampf e citazioni di Adolf Hitler, video razzisti e negazionisti, etc… Gli elementi che caratterizzano questo sito sono, oltre al neonazismo, i miti complottisti e la negazione della Shoah, irrisa come “olotruffa”;

15 dicembre – lettera contro Liliana Segre. Una persona invia alla senatrice a vita una mail dove le chiede insistentemente di prendere posizione contro la “Shoah dei palestinesi” ed il “razzismo sionista”, e accusa ripetutamente lo Stato di Israele di essere una riedizione della Germania di Hitler, equiparando la condizione dei palestinesi di oggi a quella degli ebrei all’epoca del Nazismo;

16 dicembre – commenti antisemiti su YouTube. Il canale YouTube di un programma radiofonico della Rai pubblica un video dedicato alla Commissione parlamentare contro l’odio promossa da Liliana Segre: seguono centinaia di commenti in larga parte ostili alla senatrice, frequente l’uso di miti cospirativi;

16 dicembre – documento web accusa gli ebrei di praticare la pedofilia;

21 dicembre – canale YouTube antisemita. Questo, creato nel giugno dello scorso anno, ha circa 850mila visualizzazioni ed è dedicato alla propaganda giudeofobica. “La giovane curatrice di questo spazio web – si legge sul sito dell’Osservatorio – diffonde i più sinistri stereotipi propagandistici contro gli ebrei, tratti dall’armamentario del cattolicesimo pre-conciliare: accusa del sangue, cannibalismo rituale, mito del complotto giudaico massonico, etc…” ;

30 dicembre – “Portale web neonazista”, un sito web che fa apologia del Nazismo e nega la Shoah.

Questi sono solo alcuni esempi di odio antisemita sul web. Oltre agli ebrei, ad essere presi di mira, in generale, sono gli strati più deboli della popolazione, specialmente gli stranieri. Ma non solo. L’odio online si scaglia contro tutti, nessuno escluso: basta commentare un qualsiasi post, anche il più banale, e la possibilità di incorrere in messaggi maleducati e offensivi è altissima. Questo potete vederlo anche sulla nostra pagina: l’attacco personale è sempre dietro l’angolo, al di là dell’appartenenza politica.

“Alla radice di questa conflittualità che si accende così facilmente sul web, c’è quasi sempre il tema del pregiudizio: una divisione in schieramenti opposti che si costruiscono intorno ad un insieme di credenze fondate, nella definizione classica, sulla paura, l’ignoranza, la mancanza di modelli di vita e obiettivi condivisi e, spesso, rinfocolate e rafforzate dall’uso strumentale dell’autorità – scrive Vittorio Pelligra, professore di Politica Economica all’Università di Cagliari, su Il Sole 24 Ore -. Il dibattito sul ruolo che i social hanno nell’alimentare e dar voce a questa ondata di odio online e sull’uso strumentale che certa politica può farne, si è concentrato prevalentemente sulle caratteristiche proprie dello strumento”.

“L’attenzione, cioè, si è focalizzata in gran parte sulle peculiarità del mezzo, sul tema dell’anonimato, sull’uso e abuso di profili fake, degli agenti automatizzati, sul fact checking che i gestori delle piattaforme dovrebbero o non dovrebbero porre in essere, solo per fare qualche esempio – continua il professore -. Ma il pregiudizio, la radice della diffidenza e dell’odio per il “diverso”, non nasce certo coi social; semmai questi lo hanno potenziato e, soprattutto, ne hanno moltiplicato la scala. Semplicemente, oggi, interagiamo anche solo telematicamente, attivamente o passivamente, con molte più persone di quanto non facessimo fino a pochi anni fa”.

“Ne deriva una esposizione a una diversità di opinioni, di ragioni, di pensiero, a volte estreme e difficili da far rientrare nei nostri canoni abituali, mai sperimentata prima, che può generare una naturale tensione tra ‘in-group’ e ‘out-group’, tra quelli con i quali ci identifichiamo e con i quali condividiamo una certa visione del mondo, da una parte, e dall’altra tutti gli altri, tutti quelli che stanno fuori dal nostro gruppo” conclude Pelligra.

Ebbene, il 54,1% di voi ha risposto che l’odio sul web è un’emergenza.

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