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Confesercenti e Confcommercio scendono in piazza: «Salviamo le imprese» fotogallery video

GROSSETO – Salviamo le imprese: è questo il grido che è risuonato oggi in piazza Dante, a Grosseto. Ascom Confcommercio e Confesercenti sono scesi in piazza a fianco degli imprenditori in una catena umana che ha occupato la principale piazza cittadina. Una catena per gli imprenditori non sono isole, ma sono, appunto, concatenate tra loro. Senza ristoranti aperti soffrono anche i fornitori, soffrono i trasportatori.

Confcommercio e Confesercenti in piazza

Senza turismo soffrono le guide, ma soffre anche la moda e tutto il commercio. E dopo la manifestazione in piazza le due associazioni di categoria sono state ricevute dal prefetto di Grosseto a cui sono state portate le istanze dei soci.

Questo il testo consegnanto in Prefettura.

Il seguente documento, che riassume le istanze degli imprenditori e dei professionisti del settore terziario (commercio, turismo e servizi) viene consegnato a Sua Eccellenza il Prefetto di Grosseto con la preghiera di farsi interprete a livello nazionale della necessità di una diversa gestione dell’emergenza pandemica, che non è più solo sanitaria, ma è diventata anche economica, in maniera sempre più drammatica con il passare dei mesi.

È infatti trascorso ormai un anno dall’esplosione della pandemia da COVID in Italia. Nell’immediato è stato giusto e doveroso ricorrere a misure drastiche per contenere la diffusione del virus. Anzi, le associazioni di categoria e gli imprenditori del terziario sono stati i primi a credere nell’opportunità di chiusure che potessero fermare l’epidemia.

Dopo il primo lockdown, abbiamo accettato con grande senso di responsabilità tutte le misure di sicurezza che venivano imposte alle nostre attività dal Governo, investendo tempo e denaro nella formazione degli addetti, nella ridistribuzione e sanificazione degli spazi, nonché nell’acquisto dei dispositivi di protezione individuale.

Nonostante i nostri sforzi, la pandemia non si è arrestata e pare purtroppo ancora lontano il momento in cui potremo dirci completamente fuori dal pericolo. Il piano vaccinale va avanti ancora troppo lentamente e le nostre imprese continuano ad arrancare attingendo ai risparmi personali (i pochi rimasti) dei titolari, ai fidi bancari (che vengono erogati sempre meno) e ai pochi ristori arrivati dal Governo e dalla Regione Toscana.

Siamo fortemente preoccupati non solo per il futuro delle nostre imprese ma anche per quello dell’occupazione, soprattutto alla luce dell’eventuale sblocco al divieto dei licenziamenti.

Non comprendiamo perché, di tutti i settori economici esistenti, solo il terziario sia stato colpito così duramente dalle restrizioni e dalle chiusure.

Negli ultimi dodici mesi, mentre interi comparti del terziario sono stati completamente bloccati (si vedano le palestre, i cinema, i teatri, le discoteche, il settore degli eventi) o possono lavorare solo a singhiozzo e a regime ridotto (ad esempio, i pubblici esercizi o i negozi di moda), imprese di altri settori sono rimaste ferme solo per poco più di 15 giorni. Come se il pericolo di assembramenti e contagi riguardasse esclusivamente le aziende ed i lavoratori del terziario.

Lo Stato non può scaricare sulle nostre spalle tutto il peso di una situazione drammatica, come se la diffusione del contagio dipendesse dalla nostra attività. Se così fosse, la pandemia sarebbe già conclusa da tempo, invece i contagi continuano anche quando le nostre aziende sono chiuse.

Le nostre attività si svolgono in luoghi controllati e controllabili.

Se è necessario il vaccino, chiediamo di essere vaccinati.

Se si devono rivedere i protocolli, siamo pronti a rivederli. Ma questo deve servire a ridarci la dignità del lavoro.

Noi siamo convinti che salute e lavoro possano e debbano convivere. Ma, soprattutto, pensiamo che “il futuro non si chiude”: dobbiamo quindi imparare a convivere con la pandemia, mettendo in atto – se necessario – misure ancora più restrittive per regolare le nostre attività, ma senza bloccarle totalmente, nel rispetto di quel diritto al lavoro sancito dall’articolo 4 della Costituzione: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società”.

Se il Governo continua, dopo un anno, a non garantire il diritto al lavoro in nome della salute, avrà sulle spalle la responsabilità civile, morale e sociale della distruzione dell’economia nel nostro Paese.

Le richieste del terziario

Queste, in estrema sintesi, le richieste urgenti a sostegno delle imprese di commercio, servizi e turismo:

• ristori immediati parametrati sulla perdita di fatturato;

• riapertura immediata in sicurezza di tutte le attività chiuse;

• moratoria fiscale per gli anni 2020-2021;

• proroga della cassa integrazione e della moratoria dei mutui e finanziamenti fino al 31 dicembre 2021;

• rimodulazione delle locazioni commerciali e blocco degli sfratti;

• taglio del cuneo fiscale che grava sulle imprese;

• creazione di un piano “ripartenza” per il terziario;

• vaccinazione immediata di imprenditori e addetti del terziario;

• pagamento immediato di tutti i bonus ristori e indennizzi sospesi;

• passaporto sanitario europeo per spostamenti Ue.

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