A tu per tu con Martina Busonero, la fotografa che ha omaggiato il Palio dell’Argentario con un libro

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TATTI – Fotografa originaria di Monte Argentario, Martina Busonero da qualche anno ha scelto di vivere a Tatti (Massa Marittima), una piccola perla delle Colline Metallifere che dai sui 420 metri sul livello del mare si affaccia su una parte stupenda di Maremma e in particolari momenti dell’anno regala tramonti mozzafiato.

Martina, grazie per aver accettato di concedermi questa intervista – le dico appena mi risponde al telefono – e complimenti per la tua attività di fotografa. Vorresti raccontarmi come ti è “scattata” la passione per la fotografia?

Fin da bambina ero affascinata ed incuriosita dalla capacità che ha la fotografia di fermare il tempo, così, dopo il diploma, mi sono iscritta ad un istituto di fotografia a Roma, dove ho potuto approfondire e crescere nella tecnica e nei concetti.

Tu sei nata a Porto Santo Stefano, che cosa hai portato con te da quel luogo di mare?

Di sicuro il mare lo porto sempre con me: i suoi profumi, la sua musica, la sua magica immensità, li ho nel sangue e mi accompagnano in ogni momento.

E se tu in futuro dovessi andare ad abitare altrove, quale sarebbe il ricordo di Tatti che ti rimarrebbe nel cuore?

Il mare riesce ad ispirare sensazioni uniche, dove perdersi con la mente e dare spazio ai pensieri; Tatti, oltre ad aver dato i natali ai miei tre figli, questi pensieri ha continuato a renderli liberi e leggeri. Un luogo incantevole, una comunità “sopra le righe” alla quale resterò legata per sempre.

Per i nati sotto il segno zodiacale del Toro sembra che il colore preferito sia il verde. Tu puoi confermare questa teoria? Altrimenti ci puoi dire qual è il tuo colore preferito e perché?

Davvero?! Non so se dipende dallo zodiaco, ma sì, il verde è il colore che preferisco, e le colline di Tatti lo testimoniano.

Molti tuoi scatti sono in bianco e nero. Vuoi spiegarmi il motivo di questa scelta?

Trovo che, attraverso il bianco e nero, le persone e le loro storie acquisiscano fascino, perdendosi in racconti senza tempo. Nei momenti in cui i miei scatti sono stati ispirati dalla natura ho preferito invece lavorare con il colore.

Nel febbraio scorso è uscito il tuo libro “ Retrospettiva, Palio marinaro dell’Argentario, uno sguardo intimo” Edito da Moroni. Qual è il motivo che ti ha spinto a realizzare questo tipo di lavoro ? E di cosa si tratta?

Beh, il motivo principe è stato quello di voler omaggiare i miei compaesani e la storica competizione del Palio Marinaro, raccontando l’impegno di tutta la comunità, che lavora in silenzio, a fianco dei protagonisti, ma non appare, e lo fa unicamente per l’amore e l’attaccamento alle proprie origini ed a questa storica competizione.

E’ un libro fotografico che tenta d’illustrare tutti i passaggi significativi del Palio, dall’allenamento dei giovani vocatori, passando attraverso ai lavori “dietro le quinte” fino ad arrivare al giorno clou della gara remiera.

Quest’anno il Palio non si disputerà. Qual è la cosa che ti mancherà di più di questa manifestazione?

Beh, da molti anni, escludendo quello in cui ho fotografato per il libro, vivo solo la fase saliente, cioè il giorno della gara. Di certo mi mancherà il pathos, i sorrisi entusiasti dei bimbi, i cori dei giovani, il paese addobbato con i colori dei rioni. E l’emozione della competizione, quella mezz’ora col cuore in gola che ogni santostefanese conosce molto bene.

“Fare una fotografia – ha detto Henri Carter-Bresson – vuol dire alimentare la testa, l’occhio e il cuore. E’ un modo di vivere”. Tu cosa potresti dire a questo proposito?

Posso solo dire che concordo pienamente con il grande maestro Bressòn che, tra i molteplici insegnamenti che ci ha lasciato, diceva anche che “Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso un solo momento”.

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