L'intervista

Tradizione e biodiversità: a tu per tu con Lia Bonacchi, tra i gestori del frutteto storico di Prata

Lia Bonacchi frutteto storico

PRATA – In via Romagna 1, nel centro storico di Prata, frazione di Massa Marittima, si trova l’Oratorio di San Sebastiano nel cui giardino ci sono delle varietà di piante che costituiscono un vero e proprio patrimonio locale e che danno origine al cosiddetto “frutteto storico”.

Ringrazio Lia Bonacchi per avere accettato di parlarmene e di rispondere alle mie domande a nome dell’associazione Per Prata tra passato e futuro, che da anni cura e porta avanti questo progetto.

Prata possiede una realtà agricola unica, perché?

Prata è rimasta a lungo isolata tra le sue colline, fuori dalle grandi vie di comunicazione, con strade che ancora all’inizio dell’Ottocento erano piuttosto viottoli, con scarso commercio, scarso intercambio di popolazione, scarsi contatti coi territori circostanti; e l’isolamento di un territorio non è in sé un fenomeno positivo. Ma recenti ricerche hanno rivelato nel territorio di Prata l’esistenza di una realtà agricola del tutto unica, le cui caratteristiche sono rimaste invariate nel tempo proprio grazie al suo isolamento, permettendo la conservazione di specie sopravvissute soltanto in questa ed in altre zone simili delle Colline Metallifere.

“Non tutto il male vien per nuocere”: il frutteto storico è forse la migliore dimostrazione di questo adagio popolare.

Quali piante e colture vi si possono trovare?

Il frutteto storico si articola attualmente in due terreni distinti: uno, in paese, denominato FS1, adiacente al ricordato Oratorio di San Sebastiano; l’altro, il FS2, all’ingresso del paese dalla provinciale da Siena.

Nel complesso i due terreni contengono attualmente circa 12 varietà locali di vite, pero, melo, susino, ciliegio, olivo, ed altre continuano ad essere segnalate e recuperate in tutto il territorio. Alcune tra le più interessanti hanno passato il vaglio della Regione e sono state già inserite nei repertori regionali: per esse l’associazione ha ottenuto dalla Regione la qualifica di “Coltivatore custode”.

Tutte queste varietà rivestono una indubbia importanza in termini di biodiversità e molte anche per il loro valore organolettico. Senza contare il fatto che le piante, che abbiamo ricevuto in eredità da chi ha coltivato queste campagne nei secoli, costituiscono una testimonianza storica importante, alla pari di altri segni della civiltà materiale e contadina, dei nostri luoghi.

Per il frutteto storico la vostra associazione si avvale anche di collaborazioni scientifiche ?

Sì. Fin dall’inizio collaborò con noi l’Università di Ferrara. Oggi siamo in contatto con l’azienda agricola di Santa Paolina di Follonica, appartenente al Cnr, che ci fornisce piante e consulenza. Senza parlare di Terre regionali toscane, l’agenzia della Regione con sede a Alberese (Grosseto), che sovraintende alle specie protette con ispezioni periodiche, tiene il registro delle varietà riconosciute come tali ed attribuisce la qualifica di coltivatore custode.

Ci sono altri progetti legati al frutteto?

Siamo attualmente coltivatori custodi per le varietà che vi si trovano, ma vogliamo gradualmente estendere questo numero. Vorremmo anche entrare maggiormente in rapporto con le altre realtà interessate al settore delle piante rare e di tutti coloro che salvaguardano le varietà degli alberi da frutto.

“L’obbiettivo finale dell’agricoltura non è la coltivazione di colture, ma la coltivazione e la perfezione degli esseri umani” ha detto Masamobu Fukuoka. Cosa si sente di dire lei a questo proposito?

Direi che essa interpreta perfettamente quella che è stata ed è l’ispirazione dei promotori del frutteto e di quanti ne proseguono oggi l’attuazione.

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