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tripodi via d'Amelio mostra 2018

“Squarci tra cielo e mare”: la mostra di Umberto Tripodi per le vittime di Via D’Amelio

17/07/18

EVENTO GRATUITO
: Città Grosseto, Italia - Inizio ore 19,00

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GROSSETO – Umberto Tripodi in mostra dal 17 al 24 luglio al Caffè Carducci, in Corso Carducci.

«Il 23 maggio e quel 19 luglio del 1992 hanno lasciato un segno profondo, chiaro, riconoscibile anche nei giorni più bui della mia quotidianità – dice l’artista – l’opera proposta vuole essere un modestissimo omaggio alle vittime di Via D’Amelio, eroi e martiri, che con il loro sacrificio ci ricordano che la costruzione di una coscienza della legalità passa e si realizza attraverso la testimonianza ma soprattutto l’impegno concreto di ognuno di noi».

«Rivedendo più volte sui social la foto che ritraeva la strage di via D’Amelio, da un lato mi inquietava profondamente, ma nello stesso tempo suggeriva dentro di me di riprodurre e reinterpretare quella scena: a distanza di tempo ne comprendo il perché – chiarisce Tripodi – è così che inizia il mio lavoro, di ricerca interiore, di sfida con me stesso: l’emozione che nasce dall’anima, che a me piace definirla “rigurgito”, con mortificazioni ripetute per non riuscire a interpretare il sentimento profondo e materializzarlo».

«Quel cielo, improvvisamente colorato di nero dal fumo delle macerie, lasciava spazio a pochi squarci di luce – sottolinea l’artista – Tutto sembra muoversi, la strada, i palazzi e i pochi vortici che si formano di luce trasmettono delle figure, come di stormi di uccelli che migrano verso posti migliori. I tagli sulla tela, con un movimento plastico, come drappeggio, sono ferite, “sei ferite” profonde ma che lasciano una porta aperta tra spazio e tempo, che ti ricordano da quale parte stare: “eternamente dentro o fuori dalla legalità, si/no”. Un percorso a ritroso: dalla tela monocromatica di Fontana rientro nella realtà di quella nera giornata, rivivendo la tragedia che squarcia il cuore di sei famiglie, che getta nell’angoscia un’intera collettività».

«È così che – conclude Tripodi – in quel nero cielo, vedo una candida colomba che, seppur ferita, si innalza e vola, vola in alto, lasciando sotto di sé le bruttezze umane, le curiosità e le omertà di chi, inerme, guarda da lontano. Spero non me ne vogliano Lucio Fontana o gli illustri critici d’arte per la tecnica che ho utilizzato».

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