GROSSETO – Trent’anni di storia italiana sulle tracce di un amore mancato. Quanto incide nella vita di una giovane donna che nutre ambizioni l’appoggio di un uomo di potere? E quanto rischia di restare una presenza ingombrante? Ma soprattutto cosa si nasconde dietro la spinta di farcela ad ogni costo?
Sono le domande scomode di cui è intessuto il romanzo Ingrata di Annalisa De Simone, che sarà presentato venerdì 27 febbraio, alle 17,30, alla Libreria delle Ragazze di via Fanti 11/b a Grosseto, in dialogo con Donatella Borghesi, giornalista.
Letizia Mastracci, la protagonista del romanzo che si muove tra la selvatica natura abruzzese, le stanze del potere e quelle delle aule giudiziarie, lascia il paese dove è nata per studiare a Roma. Brucia le tappe, si laurea in tre anni: vuole riscattare le origini provinciali e far felice suo padre. L’aiuta un compaesano che è diventato importante: Tonino Giuliante, alter ego di Ottaviano del Turco, una solida carriera politica sopravvissuta all’onda di Tangentopoli, e distrutta dieci anni dopo da una vicenda giudiziaria. Mentre lui si avvia alla rovina, anche se ancora non lo sa, Letizia sale rapidamente: uno studio legale, il ministero, infine il ruolo di direttore generale di CineItalia. Si sposa e poi si separa, è orgogliosa dei privilegi conquistati, la copertina di Capital: “È questo che sei adesso, una donna che veste in seta e fresco lana. Goditela e sii fiera di te”. Ma quando Giuliante – il Principe, in quel momento governatore della regione Abruzzo – viene arrestato nel 2008 con accuse infamanti di abuso di potere e corruzione lei non si fa viva, lo farà molto più tardi. “Parli di affetto, ma all’epoca ti sei accanita contro di lui esattamente come gli altri. Non una parola in sua difesa. Non un dubbio su un’inchiesta che scricchiolava fin dall’inizio”. Un romanzo che nella ricostruzione struggente delle contraddizioni della protagonista è un interessante laboratorio per capire il rapporto delle donne con il potere.
Ingrata, un titolo esplicito. La protagonista non si autoassolve. E questo avviene in un momento storico in cui le donne si affermano sempre di più con le loro forze. Quanto c’è di autobiografico nel suo romanzo?
“Nulla. Se non, forse, alcune fragilità di ragazza. E poi, certo, l’Abruzzo che appartiene a entrambi. Ma anche Letizia si afferma con le proprie forze. Tonino Giuliante è per lei un mentore, e forse un amante mancato, è un padre putativo – ho giurato a tuo padre che mi sarei occupato di te – che le insegna a guardare il mondo attraverso la lente dell’intelligenza politica. Le dinamiche tra le persone, tra uomini e donne, tra mentori e allievi, nella vita come nei libri sono molto più complesse e non seguono traiettorie univoche o relazioni simmetriche”.
Quanto conta la ricerca del padre perduto?
“Tutto, il padre di Letizia vive in lei come un ordine in una sinfonia di mancanza e nostalgia”.
Tra i due protagonisti c’è una ricerca di intimità che non si realizza mai, e da questo punto di vista è un romanzo sui sentimenti non detti, sulle parole e sui gesti non vissuti.
“Eppure Letizia aveva deciso di innamorarsi di lui fin dal primo incontro nel 1992… Alcune relazioni diventano eterne proprio perché non si consumano pienamente: non finisce e non passa ciò che non riesce neppure a iniziare”.
Rispetto ai sui precedenti romanzi, lei dice di aver lavorato con una scrittura più tradizionale, più letteraria.
“Ogni romanzo, ogni storia, ha una sua voce specifica. Ingrata ha un arco narrativo molto lungo, che copre trent’anni di storia individuale e collettiva. Ho lavorato su un universo formale che potesse adattarsi a questi cambiamenti, restando coerente”.
Bio: Annalisa De Simone è nata a L’Aquila nel 1983, e vive a Roma. È consulente e producer di Rai Fiction, tra le sue serie anche Mare Fuori. Scrive per Linkiesta e Il Riformista. Ha esordito nella narrativa con Solo andata (Baldini&Castoldi) e con Marsilio ha pubblicato Non adesso per favore(2016), Le mie ragioni te le ho dette (2017), Le amiche di Jane (2019), Sempre soli con qualcuno(2021).

