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macchina fotografica

La ferrovia Transappenninica: il viaggio, i territori, la gente in mostra per “ImagOrbetello”

04/08 » 21/08/18

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ORBETELLO – “ImagOrbetello”, il festival fotografico, per la sua sesta edizione, è orgogliosa di poter offrire gratuitamente al pubblico, un’esposizione di alcuni scatti del maestro Gianni Berengo Gardin, uno dei fotografi italiani più importanti e uno dei grandi fotoreporter del ‘900. Gardin, fin dagli anni 50 ha collaborato come fotoreporter per diverse testate e nel corso della sua lunga carriera ha pubblicato oltre 250 libri fotografici.

Un’opera così umana quale la Transappenninica diventa, anche dopo 150 anni, il teatro ideale per un racconto fotografico. Le fotografie sono di Gianni Berengo Gardin, Mosè Norberto Franchi, Luciano Marchi, Davide Ortombina e Massimo Zanti.

Il viaggio percorso con il Maestro Gianni Berengo Gardin è quello della ferrovia Transappenninica, la congiunzione tra nord e sud. Il viaggio è il tema, la gente e i territori i protagonisti. La ferrovia rappresenta la strada ferrata che avvicina e che apre alla conoscenza dei diversi territori. La Transappenninica è un’architettura industriale che ha coinvolto famiglie, paesi, persone, strade. In mostra anche il lavoro di altri fotografi alla scoperta di questa opera storica ancora oggi in grado di suscitare curiosità e di favorire il racconto fotografico.

C’è una sola Transappenninica. Le altre due ferrovie, nate dopo e per lo stesso scopo, vengono chiamate diversamente: Direttissima, la prima; variante la seconda. Non è solo una questione tecnologica, perché le nomenclature rispettano i fatti e le energie coinvolte: ancor di più i voleri. Spesso diciamo che è venuta meno la magia, ma non è quella che vive di sola nostalgia, bensì un’altra: coerente con le genti ed i luoghi. La Transappenninica non ha rappresentato un semplice “foro”, ma una congiunzione complessa e preziosa tra sud e nord: la prima. Noi oggi ne ammiriamo l’architettura industriale, ma ai lati della ferrovia nasceva una costruzione più articolata, che ha coinvolto paesi, persone, strade, attività, famiglie: il tutto nel ribollire del Risorgimento.

Piace pensare che il ferro, la macchina, le pietre, le mani, abbiamo costruito un’opera progettata sulla carta, ma anche nel cuore collettivo. Siamo anche convinti che chi le ha vissuto vicino ha deciso, inconsciamente o no di donare ai binari, e al loro mondo, parte della propria esistenza. Come dire, la Porrettana non ha rappresentato una costruzione di comodo, forse neanche la più economica o funzionale: ha semplicemente posto in essere quanto ci voleva perché, con garbo, si mescolassero lingue, costumi, usanze e, per finire, vite e amori.

Dal 4 agosto al 21 agosto nel palazzo di piazza del Popolo

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