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“Wayacòn”

I colori dei Caraibi a Grosseto nei dipinti di “Wayacòn”, il pittore della visione fantastica

04/06 » 17/06/18

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: Città Grosseto, Italia

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GROSSETO – E’ stata inaugurata il 4 giugno e resterà aperta fino al 17 lesposizione dellunica collezione italiana del pittore cubano Julián Espinosa Rebollido, in arte Wayacòn alla galleria Il Quadrivio (viale Sonnino 100), con orario 16-20. La mostra patrocinata dalla Regione Toscana, è organizzata dall’Archivio delle tradizioni popolari della Maremma, in collaborazione con l’associazione Alcedo e il collezionista Paolo Griggio.

“Wayacòn” è un pittore che non subisce linfluenza delle correnti artistiche attuali o del passato e tanto meno le predilezioni della critica. Questo artista outsider è nato e vive a Cienfuegos, la più recente città coloniale dell’isola di Cuba, nel 1941.

Dipinge usando per supporto ogni genere di materiale: legno, tela, jeans, magliette, giacche, bottoni, scarpe, berretti, pezzi di cartone, cera e nell’ultimo periodo anche sigari, conchiglie e crani di vacca. Oggetti di uso domestico, come forchette e cucchiai, e addirittura libri, s’intrecciano nella trama dei suoi dipinti. Quest’artista singolare trasforma in oggetti di valore estetico i materiali di scarto che trova per la strada.

Nelle sue opere si fronteggiano volti sorridenti e tristi, luno specchio distorto e opposto dell’altro,volti chiari e scuri, figure enormi contornate da una miriade di figure minuscole costituiscono luniverso immaginario e allo stesso tempo reale, dellartista. Nella sua pittura si incontrano personaggi immaginari del folklore cubano e caraibico come il “Güije” (si pronuncia “guihe”, con l’h aspirata), che è una specie di gnomo sfuggevole che vive nei corsi d’acqua e negli stagni,dall’aspetto grottesco e con gli occhi sporgenti, nudo o coperto di sterpi, che spaventa i viandanti di notte e insidia le giovani donne. Oppure reali ma entrati nella leggenda, come il “Che”, rappresentato insieme a Tamara o solitario, contornato di animali e “guerrilleros” armati. O ancora la festa della “Cubanìa, un delirio notturno di colori, suoni, voci, ballo, che non si trova da nessun’altra parte del mondo.

La sua pittura è una visione ingenua e fantastica, capace di rubare l’essenza del mondo che lo circonda, vestita di tratti forti e colori accecanti, dalla potente espressività simbolica. Il mondo rappresentato da Wayacòn risponde a una necessità spirituale: elimina l’indesiderabile e trasforma il reale nella forma più pura, come nel sogno. L’apparente, infantile e pasticciata superficialità è la risposta a un mondo che la sensibilità dell’artista interpreta per noi: un mondo infermo, annoiato, ambizioso, diffidente, violento, catastrofico, bellicoso. La sua è una risposta alla necessità di qualcosa di fresco, di semplice, di ingenuo, se vogliamo: naif, appunto.

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