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Castiglione della Pescaia

Con “La notte d’oro di Vetulonia” vengono svelati i segreti dei maestri orafi etruschi

29/06/18

EVENTO GRATUITO
: - Inizio ore 21.30

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CASTIGLIONE DELLA PESCAIA –  Il piazzale Maristella, sul lungomare di via Roma, ospita l’incontro sull’oreficeria etrusca dal titolo: “La notte d’oro di Vetulonia – anche gli Etruschi vanno al mare”; i raffinati maestri orafi abbandonarono le terre di Siria per abitare una terra d’occidente alla quale insegnarono i segreti della loro arte, dando vita a botteghe che produssero i più grandi capolavori dell’oreficeria antica. Simona Rafanelli, direttore del museo civico archeologico Isidoro Falchi di Vetulonia, accompagnerà Giovanna Mandara, archeologa dell’università di Perugia e Francesca Paris, archeologa del museo Falchi di Vetulonia, nel raccontare le tecniche orafe utilizzate dagli artigiani orientali e poi dai discepoli etruschi.

Vetulonia, città dell’oro. E’ questa la fama della celebre città etrusca sulla sponda del Prile: collane, diademi, orecchini di fogge fantasiose, anelli, fibule (spille), pendagli, fermatrecce e spilloni per capelli, adornano il corpo di principi e principesse. Esibiti durante le feste, i banchetti, i ricevimenti allestiti o destinati a formare il corredo funebre da sfoggiare di fronte agli dèi della morte, allo scopo di mostrare l’elevato rango sociale del defunto e di guadagnarli un posto di rilievo anche nell’aldilà. Le tecniche della filigrana, della godronatura e della granulazione si affiancarono allo sbalzo e alle tecniche proprie della bronzistica, già conosciute agli artigiani etruschi, e divennero dominanti nel settore orafo per decorare ogni forma di monile gradito ai Principi di Vetulonia e alle loro consorti. Dalle fosse scavate alle pendici del tumulo monumentale di terra che ricopriva la tomba regale a tholos della Pietrera (che ha restituito frammenti di statue maschili e femminili in pietra atteggiate nel gesto del compianto funebre) provengono gioielli in oro di incomparabile pregio e manifattura: alti bracciali a fascia in sottili lamine dorate raccordate da filigrana, decorati da testine femminili a sbalzo e le collane composte da grani o da pendenti con identiche testine femminili sbalzate, rappresentate di prospetto e pettinate con treccine hatoriche (di tipo ittita) che terminano a ricciolo. Esse riproducono verosimilmente il volto di Ishtàr (Astarte), la dèa fenicia dell’amore e della bellezza corrispondente alla greca Afrodite, alla Venere romana e all’etrusca Turan. Una dèa che conserva ancora i tratti orientali di divinità materna, che protegge la fertilità della donna e la terra, capace di donare la vita dopo la morte terrena; dunque, anche dèa che accompagna il defunto nella sua ultima dimora per assicurargli la continuità della vita oltre la morte.

Venerdì 29 giugno, piazzale Maristella sul lungomare di via Roma, ore 21.30

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