
«Le motivazioni rese pubbliche dai promotori della secessione meritano, peraltro, qualche riflessione. Vengono citate carenze relative agli accessi al mare, alla costa, alla pista ciclopedonale, al rapporto con il Parco della Maremma, alla valorizzazione del territorio e ad altri temi che coinvolgono competenze e responsabilità che non sono esclusivamente del Comune di Orbetello e che, in diversi casi, chiamano in causa Regione Toscana, Stato e altri enti. A questo punto viene spontanea una domanda: se il problema sono le competenze della Regione Toscana, che cosa dovremmo fare? Chiedere anche l’annessione al Lazio? La provocazione è evidente, ma serve a mettere in luce una contraddizione: se una parte delle criticità denunciate dipende da livelli istituzionali superiori o diversi dal Comune, non sarà certamente cambiando Comune che automaticamente cambieranno leggi, competenze e responsabilità. Del resto, anche sul tema delle spiagge e del demanio marittimo il quadro delle competenze è articolato e coinvolge Stato, Regione e Comuni. Dunque sarebbe interessante capire quale sarebbe, concretamente, il vantaggio amministrativo derivante dal passaggio a Magliano e quali problemi oggi irrisolti verrebbero magicamente risolti dal semplice cambio di Comune».
«C’è poi un secondo aspetto che riteniamo ancora più grave e che riguarda il ruolo di alcuni consiglieri comunali di opposizione. Chi è stato eletto nel Consiglio comunale di Orbetello è stato eletto per rappresentare il territorio di Orbetello, comprese Fonteblanda e Talamone. È quindi quantomeno singolare che esponenti politici che siedono nei banchi dell’opposizione del Comune si facciano promotori o sostenitori di un’iniziativa che punta a sottrarre proprio al Comune che rappresentano una parte del suo territorio. Si può essere ferocemente contrari a un’amministrazione, si può contestare ogni singola scelta del sindaco e della maggioranza, si può chiedere ai cittadini di cambiare classe dirigente. Ma trasformare il dissenso politico in una battaglia per dividere il territorio che si è stati eletti a rappresentare è un’altra cosa».
«È una questione di coerenza politica, ma anche di rispetto istituzionale. Se si ritiene che Fonteblanda e Talamone siano state amministrate male, allora si abbia il coraggio di dirlo agli elettori e di chiedere loro il mandato per amministrarle diversamente. Non si può contemporaneamente chiedere il voto per rappresentare Orbetello e poi lavorare affinché una parte di Orbetello non faccia più parte di Orbetello. Fratelli d’Italia non ha paura del confronto con i cittadini delle frazioni e non ha alcuna intenzione di negare a nessuno il diritto di esprimersi. Anzi, siamo convinti che Fonteblanda e Talamone meritino ancora più attenzione, investimenti, servizi e una politica capace di ascoltare le esigenze delle comunità locali. Ma proprio per questo riteniamo che la risposta non sia dividere, bensì governare meglio. Un territorio non si abbandona quando ci sono problemi: si combatte per risolverli. E soprattutto, quando si è stati eletti per rappresentarlo, non lo si divide per ragioni di convenienza politica.»