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Grosseto ha celebrato San Lorenzo: il Pontificale in Cattedrale presieduto dall’Arcivescovo di Loreto   fotogallery

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Grosseto ha celebrato San Lorenzo: il Pontificale in Cattedrale presieduto dall’Arcivescovo di Loreto  
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GROSSETO. La città e la Diocesi di Grosseto hanno celebrato questa sera, nella solennità di San Lorenzo diacono e martire, il tradizionale Pontificale nella Cattedrale cittadina, momento culminante dei festeggiamenti in onore del Santo patrono.

La celebrazione ha fatto seguito alla grande processione che ha attraversato le vie del centro, animata dalla partecipazione di numerosi fedeli, che si è raccolta poi in un momento liturgico più intimo ma non meno sentito, seguito con grande partecipazione da tutta l’assemblea.

A presiedere sia la processione sia il Pontificale è stato monsignor Fabio Dal Cin, Arcivescovo di Loreto, che ha concelebrato insieme al Vescovo di Grosseto Bernardino Giordano e al Vescovo emerito Rodolfo Cetoloni, insieme a una trentina di sacerdoti giunti da tutta la Diocesi.

Alla celebrazione hanno preso parte anche le autorità civili e militari del territorio, a testimonianza del legame profondo che unisce la comunità cittadina alla figura del suo Santo patrono.

Ad aprire la processione d’ingresso è stato il saluto del Sindaco di Grosseto, rivolto all’Arcivescovo e a tutta l’assemblea riunita per la festa patronale. Durante la processione offertoriale, insieme al pane e al vino, è stato portato all’altare anche il cero votivo che ogni anno il Comune dona, a nome della città, al Santo patrono: un gesto che rinnova un’antica tradizione di devozione civica. Il cero, recato da alcuni operatori dell’Arciconfraternita della Misericordia, è stato quindi acceso dal Sindaco, a suggello del legame tra la comunità civile e quella religiosa nel segno di San Lorenzo.

L’omelia dell’Arcivescovo Dal Cin

Aprendo l’omelia, l’Arcivescovo Dal Cin ha ringraziato il Vescovo Bernardino per l’invito a condividere questo momento di gioia e di benedizione per la Chiesa grossetana, rivolgendo un saluto anche al Vescovo emerito Rodolfo, ai sacerdoti concelebranti, alle autorità presenti e a quanti non avevano potuto partecipare di persona alla celebrazione.

Il presule ha quindi richiamato la figura di San Lorenzo attraverso l’immagine evangelica del chicco di grano che, se non muore, resta solo, mentre morendo porta molto frutto. Un chicco «bello, asciutto, lucido», ha spiegato, custodisce solo un’illusione di vita finché resta chiuso nel suo sacco: è solo se si lascia spezzare e sotterrare che nasce il germoglio, poi la pianta, poi la spiga, infine il pane che nutre e dà vita. Allo stesso modo Cristo in croce dona una vita che non muore mai, una vita trasmessa nel Battesimo e rinnovata la sera precedente con le promesse battesimali. L’Arcivescovo ha precisato che morire a sé stessi, nel linguaggio del Vangelo, non significa cercare la sofferenza né essere masochisti, ma smettere di guardarsi allo specchio e imparare ogni giorno a «farsi due», superando individualismo ed egoismo per generare davvero la vita.

È in questa logica, ha proseguito, che si comprende il gesto di San Lorenzo: di fronte all’arresto e all’uccisione di Papa Sisto II, non è fuggito né si è nascosto per salvarsi, ma è rimasto al proprio posto per amore e responsabilità. Quando il funzionario imperiale gli ha ordinato di consegnare i tesori della Chiesa, Lorenzo ha condotto davanti a lui zoppi, malati, vedove ed emarginati, indicandoli come i veri tesori: persone che a quell’epoca, come talvolta ancora oggi, venivano considerate solo un peso da scartare, ma che per Lorenzo erano la carne viva di Cristo.

Da questa testimonianza l’Arcivescovo ha tratto due indicazioni per la comunità di oggi: una fedeltà non formale alla Chiesa e al Papa, che deve esprimere una piena comunione con Cristo capo e con le sue membra, e che proprio da questa comunione ecclesiale può offrire il proprio miglior contributo alla società civile: richiamando l’insegnamento del Concilio Vaticano II, la Chiesa è posta nel mondo come segno e strumento dell’unità del genere umano, chiamata a ricucire le divisioni e a far crescere le persone e le istituzioni nell’unità. Camminare insieme, ha detto Dal Cin, non è un lusso facoltativo ma una necessità evangelica e civile. L’attenzione alle nuove povertà, materiali e spirituali: gli anziani soli nelle proprie case, le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, i giovani in cerca di un senso profondo per la propria vita, chi bussa alle porte della comunità in cerca di aiuto. Ma la povertà più grande, ha ricordato l’Arcivescovo, è quella spirituale, la mancanza di amore, di verità, di giustizia — in ultima analisi la mancanza di Cristo stesso.

«Finché non porteremo Gesù agli uomini», ha concluso l’Arcivescovo Dal Cin, «avremo fatto per loro sempre troppo poco».

Ha animato la liturgia una rappresentanza della corale Puccini e del coro diocesano Gaudete, diretti dal m. Luca Bernazzani, responsabile musica sacra dell’ufficio liturgico diocesano; all’organo il m. Alessandro Mersi, organista della cattedrale di Grosseto.

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Grosseto ha celebrato San Lorenzo: il Pontificale in Cattedrale presieduto dall’Arcivescovo di Loreto  
Daniele Reali
11 Agosto 2026 alle 14:09
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