
GROSSETO. «Non è semplice caldo, è crisi climatica. Abbiamo bisogno di città più fresche, sostenibili e giuste, insieme a una rete di rifugi climatici». È questo il messaggio lanciato nel corso di un flash mob organizzato a Rispescia (Grosseto) durante la terza giornata di Festambiente, il festival nazionale di Legambiente. Con l’occasione, l’associazione ambientalista ha presentato una nuova analisi sui dati termici e pluviometrici che fotografano una Toscana soffocata dall’afa, con focus specifici su Firenze e la Maremma.
Temperature sempre più bollenti anche in Toscana: da Firenze a Grosseto la crisi climatica lascia il segno rendendo le città sempre più invivibili. La conferma arriva dai nuovi dati di Legambiente, diffusi oggi, 7 agosto, nel corso della terza giornata di Festambiente: il festival nazionale in corso a Rispescia (Gr) dal 5 al 9 agosto, da dove è stato organizzato anche un flash mob.
I dati di Grosseto e della Maremma: notti tropicali e siccità
Nel capoluogo maremmano i valori medi delle temperature minime e massime di giugno e luglio 2026 figurano tra i più elevati degli ultimi sei anni.
Dal 1° giugno al 5 agosto 2026 le temperature massime registrate dalla centralina di monitoraggio di Grosseto (Consorzio LaMMA) sono state per 16 giorni superiori a 35°C (con massimo toccato il 1° agosto con temperatura massima di 38,1°C), per 34 giorni comprese tra 30 e 35°C, per 16 giorni comprese tra 25 e 30°C.
Secondo i dati raccolti da Legambiente, preoccupano anche i valori medi mensili delle temperature minime e massime di giugno e luglio 2026. In particolare, a giugno 2026 la temperatura massima media mensile è stata di 31,8°C, mentre a luglio 2026 è stata di 33,9°C, seconda solo al luglio 2022 (dove si registrarono 34°C di temperatura massima mensile media).
Per quanto riguarda le temperature medie minime, il mese di luglio con i suoi 22,4°C ha registrato quella più alta dal 2020 ad oggi per distacco, non essendo mai andate oltre i 21,3°C (nel 2022, altra estate torrida e siccitosa come quella attuale) le medie di periodo degli altri anni.
Preoccupano anche i dati rilevati a Firenze e comunicati sempre da Legambiente: negli ultimi undici anni, dal 2015 al 2025, a Firenze il 62% dei quartieri ha registrato nei mesi di giugno, luglio e agosto temperature medie diurne al suolo comprese tra i 41° e i 45°, il 23% tra i 36° e i 40°, il 10% tra i 46° e i 50° e solo il 4% con temperature medie comprese tra i 31° e i 35°.
Tra i cinque quartieri presi in esame a Firenze – Rifredi, Gavinana Galluzzo, Isolotto Legnaia, Centro Storico e Campo Di Marte – i picchi maggiori sono stati registrati in quello di Rifredi nel luglio 2022, 2023 e nell’agosto 2025, dove sono stati raggiunti i 49°C diurni al suolo come media mensile. Nel quartiere Isolotto Legnaia nel luglio 2022 e 2023 con una media mensile diurna al suolo rispettivamente di 49°C e 48°C e nell’agosto del 2025 con 49°C e, infine, nel quartiere Centro Storico nel luglio 2022 (49°C) e 2023 (48°C) e nell’agosto 2025 (48°C).
Le richieste al Governo e le soluzioni per l’agricoltura
Di fronte a questi indicatori, Legambiente sollecita l’esecutivo nazionale a stanziare risorse immediate per rendere operativo il Pnacc (Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici) e ad avviare un piano strutturale di riqualificazione energetica e mobilità sostenibile.
«La canicola che non sta dando tregua all’Italia – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è il termometro della crisi climatica che sta accelerando. Dalle temperature record agli eventi meteo estremi alla grande siccità di fiumi e laghi, servono più politiche di adattamento e mitigazione e lo stanziamento immediato delle risorse economiche per attuare il piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. L’Italia non può rincorrere la crisi climatica e le emergenze sempre più croniche, ma deve prevenire e giocare d’anticipo con politiche mirate e lungimiranti».
«La Toscana – aggiunge Angelo Gentili, responsabile di Festambiente e del settore agricoltura – è una delle regioni simbolo di una crisi climatica che non dà tregua. Per questo da Festambiente chiediamo subito anche un piano nazionale per i rifugi climatici e interventi per città più sostenibili e più giuste anche per contrastare la cooling poverty, raccontata in questi mesi con la nostra campagna nazionale Che Caldo che fa».
«Allo stesso tempo – conclude Gentili – è fondamentale non dimenticare quei settori, a partire dall’agricoltura, che soffrono più che mai gli effetti della crisi climatica. Il deficit delle precipitazioni registrate in Maremma, unito alle alte temperature, rappresenta un campanello d’allarme per l’agricoltura locale e per l’economia del territorio su cui bisogna intervenire con politiche mirate, incentivando l’agroecologia, promuovendo pratiche come il riuso delle acque reflue, l’utilizzo di colture meno idroesigenti, la realizzazione di piccoli invasi e velocizzando la diffusione dell’agrivoltaico, anche per ridurre l’evapotraspirazione».
