
SCARLINO – Le volontarie e i volontari del canile La Botte di Scarlino tornano a protestare contro il trasferimento dei cani ospitati nella struttura verso il canile di Ribolla. Secondo il gruppo, i primi sei animali sarebbero stati trasferiti nella giornata di ieri, «senza alcun preavviso».
«Ignorati appelli e raccolta firme»
I volontari esprimono forte amarezza per una decisione che, a loro dire, sarebbe «stata presa nonostante gli appelli lanciati nei giorni scorsi e le centinaia di firme raccolte in appena 24 ore per chiedere di fermare il trasferimento».
«Nonostante gli appelli, nonostante le centinaia di firme raccolte in 24 ore, nonostante che abbiamo dimostrato, con dati precisi, che non vi era né la necessità né l’urgenza del trasferimento dei cani di Massa Marittima da Scarlino a Ribolla, il sindaco di Massa ostinatamente e irragionevolmente è andato avanti», scrivono in una nota.
«I volontari non sono stati ascoltati»
Nel mirino delle volontarie e dei volontari non c’è soltanto l’amministrazione comunale di Massa Marittima, ma anche la cooperativa Il Melograno, che gestisce il servizio.
«La verità è che i volontari non sono considerati niente, peggio, sono un ingombro di cui si farebbe volentieri a meno», affermano.
Secondo quanto sostenuto dal gruppo, la cooperativa «ha gestito in perfetto silenzio tutta questa vicenda, ha spinto per questo esito e non ci ha mai coinvolto negli incontri, né ha voluto ascoltare proposte e suggerimenti», dimostrando, a loro giudizio, «scarsa considerazione nei confronti di chi presta gratuitamente la propria attività per il benessere degli animali».

Il ringraziamento agli operatori del canile
Non manca invece un messaggio di riconoscenza nei confronti degli operatori del canile La Botte.
«Un grazie di cuore va agli operatori del canile La Botte per le attenzioni dedicate a questi e a tutti i cani in questi anni», scrivono i volontari.
«Non demordiamo»
Il comunicato si conclude con la promessa di proseguire la battaglia contro la decisione presa.
«Ma noi non demordiamo, non ci sperate», affermano, chiudendo con un interrogativo: «A chi giova tutto questo? Domandiamocelo».
