
GROSSETO – C’era una volta la “soglia psicologica dei due euro”. Fino a poco tempo fa, superare quel muro al distributore carburanti equivaleva praticamente a un’emergenza nazionale: prime pagine dei giornali, servizi nei tv, preoccupazioni sui consumi, sdegno collettivo e una pioggia di reazioni politiche.
Sarà forse l’estate, ma questa seconda metà di luglio 2026, di fronte ai tabelloni che segnano cifre ben oltre quota due senza accennare alcuna marcia indietro, la reazione appare diversa. Gli automobilisti osservano, scuotono la testa, se non è possibile fare il pieno fanno meno rifornimento, in un clima di silenziosa rassegnazione.
Quel prezzo che prima pareva straordinario ed eccezionale sembra dare origine sempre di più a una reazione di rassegnazione quotidiana. Che la carissima anormalità dei carburanti sia diventata, a tutti gli effetti, una nuova normalità?
Grosseto, la mappa dei prezzi: il gasolio self è ovunque sopra i due euro
Per capire la portata dell’ultimo rialzo basta analizzare la fotografia scattata oggi, 22 luglio sul portale “Osservaprezzi carburanti” del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) relativamente agli impianti del capoluogo maremmano: Grosseto.
I dati parlano chiaro, in particolare per chi guida un veicolo a gasolio.
Per quanto riguarda il rifornimento di gasolio in self-service la soglia dei 2,00 euro al litro non è solo superata, ma sembra diventata una sorta di base di partenza per tutti. I prezzi del diesel fai-da-te oscillano tra un minimo di circa 2,009 €/l e picchi che superano i 2,15 €/l, posizionando la media cittadina attorno ai 2,08 – 2,10 €/l.

Per chi preferisce l’assistenza dell’operatore, le cifre diventano ancora più impegnative. le tariffe del servito infatti si muovono stabilmente tra i 2,12 €/l e sfiorando in diversi impianti i 2,36 €/l.
La benzina al self-service resta per il momento leggermente al di sotto della soglia dei due euro, attestandosi su una media cittadina compresa tra 1,85 €/l e 1,94 €/l (con la maggior parte delle pompe attorno a 1,89 €/l). Tuttavia, per la modalità servito, la benzina supera abbondantemente i due euro quasi ovunque, arrivando fino a 2,17 €/l.
Tra gli unici a mantenere prezzi leggermente più contenuti figurano i distributori collegati a uno dei marchi più rinomati della grande distribuzione organizzata, Conad, spesso e volentieri punto di riferimento per il risparmio locale. Così come alcuni impianti legati a importanti marchi del settore petrolifero che, limitatamente alla modalità self-service, riescono a rosicchiare qualche centesimo sulla concorrenza. Tuttavia, rimangono comunque un indicatore emblematico della spinta al rialzo: il diesel rimane comunque sopra i due euro.
Le cause del nuovo picco: lo Stretto di Hormuz e il precedente di marzo
Il rincaro degli ultimi giorni trova origine oltreoceano e, in particolare, nelle riaccese tensioni geopolitiche attorno allo Stretto di Hormuz. Sono bastate le nuove minacce di blocco, seguite poi alle restrizioni al passaggio delle navi cisterne per far nuovamente schizzare verso l’alto le quotazioni internazionali del petrolio e i prezzi al dettaglio dei prodotti raffinati.
Non è la prima volta nel corso dell’anno. Già nel mese di marzo 2026 si era assistito a un’impennata speculare, che aveva spinto i carburanti sopra quota due euro, scatenando il panico tra consumatori e autotrasportatori. Dopo una fase di relativa flessione a inizio estate, il ritorno dei venti di crisi in Medio Oriente ha riportato i prezzi esattamente sui livelli di picco della scorsa primavera, impattando su (eventuali) benefici dei mesi intermedi.
La stangata silenziosa sui campi: l’impennata del gasolio agricolo
Per l’economia della Maremma da sempre a forte vocazione agricola, l’altra vera emergenza si consuma nei campi. Negli ultimi mesi il gasolio agricolo ha subito un’autentica impennata.
Secondo le denunce e i monitoraggi delle principali organizzazioni di categoria, il prezzo del carburante ad uso agricolo a livello nazionale è passato da valori storici attorno a 0,85 euro al litro fino a toccare e superare i 1,25 – 1,45 euro al litro nel primo periodo dell’anno, registrando aumenti percentuali vicini al +50%. Un aumento che nei mesi scorsi sembrava essersi attenuato e che ora però rischia di salire di nuovo.
Una stangata che colpisce gli allevatori, ma anche tutti gli agricoltori che muovono mezzi mesi clou delle lavorazioni stagionali dei raccolti e di alcune semine, quando l’impiego dei trattori e dei mezzi meccanici è indispensabile e continuativo. Alcune associazioni di categoria avevano già sollevato il caso presso i ministeri competenti ed esposto querele alle Procure e all’Antitrust per verificare eventuali manovre speculative lungo la catena di distribuzione, chiedendo al contempo l’estensione urgente dei crediti d’imposta sul carburante. Una manovra per evitare il collasso delle aziende agricole e il conseguente travaso dei costi sui prezzi dei prodotti alimentari al dettaglio.
In questo scenario, la preoccupazione maggiore non è legata soltanto al centesimo in più o in meno evidenziato dal display, ma al rischio che il caro-vita energetico venga derubricato a fattore inevitabile. La progressiva scomparsa del “clamore” attorno alla quota dei due euro sembra far passare in secondo piano un fenomeno che continua a drenare risorse dalle tasche dei cittadini e dai bilanci delle imprese (locali e non). Verrebbe quasi da chiedersi se è accettabile e quanto potrà durare il sembrarci ordinario di queste tariffe, decisamente, straordinarie.