
GROSSETO – I gruppi consiliari di opposizione Partito democratico, Grosseto Città Aperta e Azione chiedono che «l’accordo di mediazione sulla concessione dell’impianto sportivo di Roselle — autorizzato dalla Giunta con la delibera n. 279 del 14 luglio, in vista del prossimo incontro di mediazione fissato per il 29 luglio — sia previamente sottoposto alle necessarie valutazioni in Commissione ed al parere dei revisori dei conti. In gioco ci sono oltre 4,5 milioni di euro e la gestione di un bene pubblico fino al 2054».
Così i consiglieri comunali Leonardo Culicchi (Pd), Carlo De Martis (Grosseto Città Aperta) e Giacomo Cerboni (Azione).
«Lo diciamo con franchezza: non siamo contrari e anzi auspichiamo una soluzione che salvi lo sport a Roselle e la continuità del rapporto con il Grosseto Calcio. Ma un impegno che lega la città per quasi trent’anni e vale oltre 4,5 milioni di euro non può essere deciso dalla sola Giunta, in pochi giorni, senza il parere dei revisori e senza che il Consiglio veda le carte».
«I numeri – ricordano i tre gruppi consiliari – meritano attenzione: 335 rate mensili da 13.508 euro fino al 2054, un canone concessorio di appena 633 euro l’anno e una fideiussione a garanzia limitata a dodici mensilità e della durata di un solo anno rinnovabile. Oltretutto, la delibera non reca il parere dell’Organo di revisione, che l’art. 239 del Testo unico prevede espressamente per le transazioni».
Da qui la richiesta di convocazione urgente della II e della III Commissione consiliare «per valutare se questo accordo di mediazione rientri nella competenza del Consiglio comunale, per acquisire il parere dei revisori e per arrivare alla firma dell’accordo solo dopo che la fideiussione e il piano economico-finanziario siano stati depositati e verificati, e non soltanto promessi».
«Tutto potrà e dovrà svolgersi con tempestività, eventualmente anche con un passaggio nel Consiglio comunale già calendarizzato per il 28 luglio, consentendo di mantenere la tempistica già programmata del procedimento di mediazione e dunque addivenire già il 29 luglio alla definizione di un auspicato accordo conciliativo».
«Chiediamo trasparenza. La città ha il diritto di sapere come vengono spesi e garantiti i suoi soldi e le sue strutture pubbliche per i prossimi trent’anni. Un accordo di questa portata si costruisce con le carte sul tavolo, il controllo dei revisori e un confronto vero in Consiglio: è il minimo per un bene di tutti», concludono i tre gruppi.