
GROSSETO – La provincia di Grosseto sta vivendo la più importante trasformazione del proprio sistema sanitario degli ultimi decenni. Grazie agli investimenti del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, sono in fase di completamento o di attivazione sei case di comunità hub – due a Grosseto, una a Follonica, Castel del Piano, Pitigliano e Porto Santo Stefano – tre ospedali di comunità – a Grosseto, Massa Marittima e Pitigliano – e due centrali operative territoriali, a Grosseto e Orbetello, chiamate a coordinare la presa in carico dei pazienti e l’integrazione tra ospedale e territorio.
“Gli investimenti del Pnrr – dice Simone Gobbi, segretario generale di Cisl Grosseto – sono una straordinaria occasione per ripensare il modello sanitario di una provincia vasta come la nostra, caratterizzata da piccoli comuni, aree interne, grandi distanze e una popolazione tra le più anziane d’Italia. In un territorio come questo la sanità di prossimità non è una scelta organizzativa, ma una necessità. Per questo dobbiamo trasformare in strutture realmente funzionanti tutte quelle che, grazie al Pnrr, sono in corso di realizzazione: luoghi dove trovare risposte, presa in carico, continuità assistenziale e integrazione tra servizi sanitari e sociali. Da questo si misurerà il successo della riforma e sarà fondamentale il ruolo della contrattazione sociale con i Comuni”.
Una straordinaria opportunità, secondo Cisl Grosseto, “… ma la riforma – aggiunge Simona Piccini, segretaria generale della Cisl Funzione pubblica di Grosseto – dovrà essere accompagnata da un deciso rafforzamento del personale, da una programmazione di lungo periodo e da una reale integrazione tra servizi sanitari e sociali. Servono nuove assunzioni, per non spostare gli operatori da un servizio all’altro, una programmazione del fabbisogno, il rafforzamento della medicina generale, degli infermieri di famiglia, degli operatori sociosanitari e delle condizioni di lavoro che rendano, di nuovo, la sanità pubblica attrattiva, soprattutto nelle aree periferiche”.
In questo contesto si inserisce anche la recente nomina alla guida della direzione Sanità, Welfare e Coesione sociale della Regione Toscana dell’attuale direttore generale dell’Azienda Usl Toscana sud est Marco Torre. “Rivolgo Marco Torre i miei migliori auguri per il nuovo e prestigioso incarico – dice Gobbi – certo che saprà mettere le proprie competenze al servizio dell’intero sistema sanitario regionale”. Una nomina che, secondo la Cisl, apre a una fase di transizione particolarmente delicata per l’Asl Toscana sud est: “Proprio mentre entrano nel vivo gli investimenti del Pnrr e la riorganizzazione della sanità territoriale – commenta Massimo Sbrilli, presidente della federazione Pensionati di Cisl Grosseto – è fondamentale garantire continuità amministrativa e gestionale, evitando rallentamenti nell’attuazione dei progetti e nelle risposte ai cittadini, gestendo la successione di Torre in tempi rapidi”.
Sono ancora aperte, infatti, alcune criticità: “In molti comuni dell’Amiata la carenza di medici di famiglia rappresenta, ormai, una condizione strutturale – dicono dalla Cisl – e per garantire l’assistenza ai cittadini si ricorre, già oggi, a progetti straordinari con professionisti che operano in orario aggiuntivo; una risposta emergenziale, che non può sostituire una programmazione stabile”.
Secondo l’organizzazione sindacale, anche il parametro di un infermiere di famiglia ogni 3mila abitanti, previsto dalla normativa nazionale, mostra i propri limiti in una provincia come Grosseto, dove è molto più complessa la presa in carico domiciliare. “Senza contare le difficoltà – aggiungono dalla Cisl – nel reperire medici, infermieri, operatori socio-sanitari e tutte quelle professionalità indispensabili per rendere pienamente operative le case di comunità”.
Servono, quindi, investimenti “soprattutto in considerazione che, secondo le stime, entro il 2050 gli over 65 aumenteranno di circa il 50%, mentre la popolazione in età lavorativa diminuirà del 18%. Cresceranno quindi la cronicità, la non autosufficienza e il bisogno di assistenza continuativa, imponendo un rafforzamento della domiciliarità e dell’integrazione sociosanitaria”.
Difficoltà che emergono con chiarezza anche dai questionari realizzati dai Pensionati Cisl: “Il 42% degli intervistati ha dichiarato di aver rinunciato almeno una volta, nel 2025, a una visita specialistica o un esame diagnostico – rivela Sbrilli – a causa dei tempi di attesa o dei costi delle prestazioni. Questo dimostra che il diritto alla salute rischia di essere sempre più condizionato dalle possibilità economiche”. Criticità persistono anche nella rete delle Rsa “dove alcune strutture non riescono ad utilizzare tutti i posti disponibili per vincoli strutturali o autorizzativi, così come mancano le quote sanitarie per l’accesso alle residenze assistenziali. Anche la telemedicina – ricordano dalla Cisl – incontra limiti legati alla copertura digitale di molte aree periferiche. Servono investimenti sulla domiciliarità, sull’infermiere di famiglia, sull’integrazione sociosanitaria e sul sostegno alle famiglie che assistono persone anziane”.
Per questo, rassicurano dalla Cisl: “Continueremo a monitorare l’attuazione della riforma sul territorio, portando le nostre proposte ai tavoli di confronto con l’Asl Toscana sud est, la Società della salute e le amministrazioni comunali. L’obiettivo, infatti, è trasformare gli investimenti del Pnrr in servizi realmente accessibili, efficienti e vicini ai bisogni delle persone”.