
GROSSETO – La inesauribile sequela di femminicidi a cui quasi quotidianamente assistiamo ci induce, anche moralmente, a rivisitare e considerare con la massima attenzione e rispetto la figura della Donna.
Le stesse canzoni, del resto, e qui torna alla mente quel un po’ vecchiotto ma popolare refrain: “Donna tutto si fa per te / tutto pur di piacere a te / tutto per un sorriso/…” con cui iniziava Donna, cantata dal Quartetto Cetra. Ebbene, le canzoni la dicevano davvero lunga.
Volendo scomodare lo stesso Socrate, potremmo pure definirla “atopos”, o più semplicemente “colei che noi amiamo e che ci affascina”.
Come ebbe a dichiarare Enzo Biagi nel suo Dizionario del Novecento, si comincia a trattare l’argomento sui banchi di scuola: “Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori / le cortesie, le audaci imprese io canto”, oppure quel “Meglio era sposare te, bionda Maria” od il più noto “Tanto gentile e tanto onesta pare / la donna mia”.
Le statistiche dicono peraltro che in questa nostra penisola (io però ho dei dubbi) circa novanta coppie su cento resistono e invecchiano insieme. Dicono anche che la donna meridionale si sente più realizzata di quella del nord, che vuole accanto a sé un compagno sempre “stimolante”.
A cosa servono però, e quanto sono attendibili, certi dati e risultanze di indagini statistiche, se poi ogni giorno ci rendiamo conto personalmente di quanta importanza e quale spessore abbia questa affascinante, ineguagliabile e misteriosa amica, ma nello stesso tempo registriamo ed assistiamo a delle inspiegabili, gratuite violenze nei suoi confronti!?
La Donna è dunque considerata un angelo o un demone? Forse, chissà, è un po’ entrambi, miscelati in eguale misura, pronti a donarci il Paradiso o scagliarci nell’Inferno!
Volendo però, potremmo ritrovare in lei un senso religioso della vita, un regalo che viene dal trascendente. Non dimentichiamo che i primi evangelizzatori furono proprio Donne!
Diciamolo pure: è un essere umano i cui occhi, la cui voce, il cui corpo morbido, tiepido, languido, ornato di sottili pelurie, fa nascere in noi interessi, emozioni, eccitazioni, desideri e piaceri.
Il tutto porta alla sua immagine ed al nascere di uno stato di amore che, se reale, fa di ogni incontro con lei una festa, una vera e propria Epifania.
Giorni felici che, parafrasando Werther, “…Dio tiene in serbo per i suoi Beati”. Forse però è troppo!?