
GROSSETO – È tutto pronto a Grosseto per festeggiare un traguardo straordinario, personale e comunitario insieme: i 100 anni di don Franco Cencioni.
Lunedì 13 luglio la Diocesi e il Comune di Grosseto promuovono un doppio appuntamento per rendere omaggio a un uomo che ha scritto pagine fondamentali della vita cittadina, diventandone la memoria vivente.
Si comincerà alle ore 18 nella Cattedrale di San Lorenzo con una solenne Messa di ringraziamento presieduta dal vescovo Bernardino. Per l’occasione, in Duomo saranno distribuite gratuitamente 150 copie del settimanale diocesano Toscana Oggi, che dedica a don Franco 12 pagine speciali per ricostruirne la vita e i racconti di tante persone a cui è legato. Successivamente, intorno alle 19, i festeggiamenti si sposteranno nella Sala del Consiglio comunale di Grosseto, dove si terrà il caloroso omaggio delle istituzioni.
“Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, dice il salmo. Don Franco è senza dubbio il più robusto dei nostri presbiteri, colui che con mente lucida e un’invidiabile freschezza di spirito taglia oggi la straordinaria soglia del secolo di vita. Raggiungere i cento anni è un privilegio raro, ma ciò che conta è come lui li ha vissuti e ‘trafficati’, spendendo il talento del sacerdozio giorno dopo giorno a servizio della crescita spirituale e sociale della nostra Maremma. Con il suo carattere vivido e la sua sconfinata passione per l’umano, ha dimostrato che il Vangelo appartiene davvero a tutti, nessuno escluso. Don Franco oggi è la memoria vivente della nostra Chiesa e della nostra terra. A nome di tutta la Diocesi, con affetto e profonda gratitudine, gli dico: auguri don Franco! Grazie per la tua testimonianza di fedeltà e di coraggio“, dice il vescovo Bernardino.
Antonfrancesco Vivarelli Colonna, sindaco di Grosseto: “Con profonda gratitudine la città di Grosseto celebra i cento anni di don Franco Cencioni, una figura che ha lasciato un segno indelebile nella nostra comunità. Dal suo arrivo nel dicembre 1950, ha dedicato la vita agli altri in Cattedrale e come insegnante, assistente di Azione Cattolica e promotore di attività per i giovani, contribuendo alla crescita di generazioni di grossetani. La civica benemerenza conferitagli dal Comune e la sua scelta di fare da testimonial per la campagna vaccinale durante la pandemia testimoniano una vita spesa per il bene comune. A don Franco giungano gli auguri più affettuosi dell’intera città”.
Il presidente del Consiglio comunale, Fausto Turbanti: “Cento anni sono un traguardo straordinario che si intreccia con la storia di Grosseto. Don Franco è una memoria viva: attraverso i suoi racconti emerge il percorso di una generazione che ha vissuto la guerra, la ricostruzione e la rinascita della città. La sua testimonianza sul doloroso bombardamento di Pasquetta è stata preziosa per aiutarci a comprendere il presente e guardare al futuro. A nome del Consiglio comunale, rivolgo a don Franco un augurio sincero di buon compleanno, con immensa gratitudine e affetto”.
L’assessore alla Cultura, Luca Agresti: “Don Franco Cencioni rappresenta una delle figure più significative della memoria culturale e civile di Grosseto. Nel corso della sua lunga vita sacerdotale ha valorizzato la cultura come strumento di crescita ed educazione per i giovani. Il suo grande impegno per la tutela del patrimonio artistico ed ecclesiastico della diocesi ha rafforzato l’identità del nostro territorio, ricordandoci l’importanza di custodire le radici. A nome mio e dell’Amministrazione, gli rivolgo il più sincero ringraziamento per il prezioso contributo umano, culturale e spirituale donato alla città”.
Guardando all’indietro, don Franco vede riflettersi un secolo di storia patria e maremmana. Una vita straordinaria, con la tempra dell’highlander – come dimostra la sua celebre battuta ironica «Se muoio…» lasciata sempre in sospeso – che comincia tra la terra dura e il fumo delle Colline Metallifere. Nato a Boccheggiano il 13 luglio 1926, primo di quattro figli di una famiglia operaia legata alla storia mineraria della Maremma, sperimenta da subito i sacrifici di quella terra.
Suo nonno Tranquillo fu tra i primi operai nelle miniere di rame nel 1883, suo padre Sabatino fu mutilato della Grande Guerra e sua madre Adrienne spingeva i pesanti vagoni fino alla funicolare. Dopo un breve apprendistato come sarto, a 12 anni viene accolto a Tortona direttamente da don Luigi Orione, per poi rientrare allo scoppio della guerra. È qui che il vescovo Paolo Galeazzi ne intuisce la vocazione, volendolo nel Seminario di Grosseto fino all’ordinazione presbiterale, avvenuta il 23 dicembre 1950 in una Porto Santo Stefano in rinascita.
I primi anni di sacerdozio sono una palestra di carità e resilienza: nel 1951 recupera i documenti dell’Archivio diocesano devastati dalla guerra e dall’alluvione del 1944; nel 1952, da parroco di Marina di Grosseto, avvia la costruzione della chiesa. Nel 1953 torna a Grosseto come viceparroco dell’unica parrocchia cittadina del Duomo, dedicandosi ai giovani e inventando i primi campeggi estivi al mare, e l’anno successivo inizia la sua trentennale carriera come docente di religione, segnando generazioni di studenti dell’Avviamento Commerciale e dell’ITI, i suoi affettuosi “magroni”.
Il 4 maggio 1954 vive in prima linea il dramma della strage mineraria al pozzo Camorra di Ribolla accanto al vescovo Galeazzi. Forte di questa vicinanza al mondo operaio, viene inviato come parroco prima a Giuncarico, dove ottiene un vagone di aiuti alimentari da Roma per le famiglie affamate, e poi a Bagno di Gavorrano, in anni complessi che lui stesso definirà la sua “campagna di Corea”, riuscendo a unire centinaia di famiglie di minatori giunte da tutta Italia.
(Nella foto sopra don Franco, che spunta sul fondo, con le volontarie del Cif negli anni 50-60)
La svolta arriva nel 1960, quando papa Giovanni XXIII lo nomina canonico e il Vescovo gli affida la Cattedrale di Grosseto, che guiderà come parroco per ben 32 anni. Durante l’alluvione del 4 novembre 1966 organizza immediatamente i primi soccorsi con i giovani e le donne del CIF. Negli stessi anni si distingue per la lungimiranza culturale: è il fautore più ostinato, insieme al sindaco comunista Renato Pollini, dello storico accordo per unificare il Museo civico e il Museo d’arte sacra, dando vita a quello che oggi è il Maam, sotto la regia del professor Aldo Mazzolai.
Negli anni ’70 lancia una colletta popolare tramite cartoline («Anche solo 1.000 lire») per costruire a Boccheggiano una casa vacanze per i bambini maremmani, diventa assistente generale dell’Azione Cattolica diocesana e nell’83 assume la guida dell’Unitalsi. Nel maggio del 1989 è il motore organizzativo della storica visita di Giovanni Paolo II a Grosseto, guidando personalmente il Pontefice in tutte le tappe.
Nel 1992 viene nominato Proposto del Capitolo della Cattedrale, accetta la guida della parrocchia di Principina Terra e nel 1996 diventa il primo storico direttore dell’Ufficio diocesano per i Beni culturali ecclesiastici, ruolo che ricoprirà per trent’anni. Insignito del titolo di Commendatore della Repubblica nel 1999, nel 2000 celebra i 50 anni di sacerdozio a Roma con Papa Wojtyła.
La vecchiaia non ne spegne lo slancio: nel 2016 la città lo premia con una targa per i suoi 90 anni e nel 2019 riceve la Civica Benemerenza dal consiglio comunale di Grosseto. Durante la pandemia del 2020 rifiuta di isolarsi e si trasferisce provvisoriamente in Duomo per condividere il primo lockdown accanto al vescovo Rodolfo, offrendo conforto ai grossetani, diventando poi nel 2022 testimonial della campagna vaccinale. Dopo aver festeggiato i 75 anni di sacerdozio il 23 dicembre scorso, oggi taglia il traguardo del secolo di vita.
Alla domanda su chi sia per lui Gesù di Nazareth oggi, risponde con un filo di voce: «Uno specchio. Una risposta tremendamente impegnativa, lo so, perché significa che riflesso in Lui io oggi rivedo interamente tutta la mia vita: ci rivedo il bene compiuto e il male fatto, le gioie più grandi e le cadute più rovinose. Gesù è l’unico specchio che non ti inganna mai: ti mostra sempre la verità nuda di te stesso, ma lo fa continuamente, rivestendoti di una misericordia infinita».
Un tributo doveroso a un uomo che, giunto al secolo di vita, continua ogni giorno a guardarsi con umiltà e speranza in quello specchio che riflette l’eternità.