
GROSSETO – Un telefono che suona, una voce autorevole dall’altro capo del filo e quella strana sensazione di dover rispondere, incapaci di reagire anche se dentro di sé si sa che qualcosa non torna. È la trappola psicologica, quasi ipnotica, in cui stava per cadere ieri pomeriggio, giovedì 2 luglio, una donna anziana di Grosseto, salvata in calcio d’angolo dagli inviti del marito e dalla prontezza di riflessi provvidenziale di una vicina di casa.
A raccontare i fatti è proprio la vicina, testimone diretta di una vicenda che riaccende prepotentemente i riflettori sulla piaga delle truffe agli anziani nel nostro territorio.
Il trucco del finto arresto e la richiesta d’oro
Tutto è iniziato nel primo pomeriggio, quando l’anziana ha ricevuto una telefonata. All’altro capo del filo un uomo si è presentato come un carabiniere, usando un tono fermo e preoccupato: «Abbiamo arrestato un uomo e una donna per rapina. Questa donna aveva addosso i documenti intestati a suo nome».
Nonostante la signora non avesse perso alcun documento, il finto militare ha incalzato, cercando di disorientarla con domande insolite: ha chiesto se in casa ci fossero delle maschere o oggetti che potessero far pensare a un legame con la rapina. Poi l’affondo classico: la richiesta di denaro contante. Alla risposta negativa della donna, il truffatore ha cambiato subito obiettivo: «Ha dell’oro? Mi mandi le foto di quello che ha in casa». Evidentemente anche una collana con chiusura in oro sarebbe andata bene.
Non sapendo come fare le foto con il cellulare, la signora ha radunato tutto l’oro che aveva sul tavolo ed è uscita per andare a suonare alla vicina di casa, chiedendole aiuto per scattare le immagini. Una mossa che, alla luce dei fatti, ha salvato gli oggetti cari di famiglia.
«Quando mi ha chiesto aiuto per fare foto le ho chiesto subito: “A che ti servono queste foto?” – racconta la vicina – Vedendo la situazione ho capito che non si trattava di qualcosa di buono. Lei era agitata, passava da una stanza all’altra ed era chiaramente reticente, ancora sotto l’influsso di quella telefonata».
In quei minuti concitati, in casa si respirava un’aria surreale. Il marito dell’anziana continuava a esortarla ad abbassare la cornetta ma la donna (descritta dalla vicina come una persona assolutamente sveglia) sembrava come “ipnotizzata” dalle parole del malvivente.
Messa alle strette dalle domande della vicina e dalle continue esortazioni del marito, la comunicazione con il truffatore si è interrotta bruscamente (non è chiaro se abbia riagganciato la donna in preda alla confusione o lo stesso malvivente, capito che il piano stava saltando).
Per togliere ogni dubbio e tranquillizzare la signora, la vicina racconta di aver preso il telefono e di aver composto il 112, il numero unico di emergenza, attivando il vivavoce davanti all’anziana. La vicina ricorda che i Carabinieri (quelli veri) hanno ascoltato il racconto e hanno ribadito categoricamente la regola d’oro: le forze dell’ordine non telefonano mai a casa dei cittadini soprattutto per chiedere informazioni su denaro, oro, o per fare verifiche sui beni custoditi. Solo in quel momento, sentendo la voce della centrale operativa, l’anziana si è finalmente data pace, realizzando il pericolo appena scampato.
Il precedente nello stesso palazzo: una ferita ancora aperta
Per la stessa anziana si tratterebbe del secondo faccia a faccia con una truffa. La vicina infatti racconta che qualche mese fa, una coppia (un uomo e una donna) si era presentata nel palazzo e l’uomo si sarebbe spacciato per il “figlio del vicino”, assente da molto tempo. In quel caso la ricostruzione, che in parte sembrava verosimile, non convinse la signora: fu rapida nel chiudere il portone dietro di sé lasciandoli fuori.
I malviventi, però, non si diedero per vinti: quel giorno stesso riuscirono con la medesima scusa a fare breccia nell’appartamento di un’altra famiglia dello stesso condominio, riuscendo a entrare e a portare via un ingente bottino.
L’episodio di ieri dimostra come i truffatori continuino a mappare i palazzi della città e, purtroppo, a colpire. L’appello resta sempre lo stesso: non aprire la porta agli sconosciuti, non assecondare richieste telefoniche di denaro o gioielli. Nel dubbio, fare come i protagonisti di questa storia: cercare il supporto del 112.

