
GAVORRANO – In occasione dell’82° anniversario della Liberazione dei comuni di Gavorrano e Scarlino (21 e 22 giugno 1944), la sezione Anpi Agresti Campori, nel ricordare questo evento fondamentale per la storia del nostro territorio, propone una riflessione sul significato dello stesso.
«La Liberazione – affermano dall’Anpi – ha costituito il punto di transizione dal regime fascista, che ha insanguinato il nostro territorio fin dall’anno 1921 (con le uccisioni di Gabriello Dani e Giovanni Pastasio, in relazione a violenze squadriste), ai primi tentativi di riorganizzazione democratica del territorio, guidata dal Cln. I giovani in particolare, cresciuti nell’indottrinamento pervicace e pervasivo del regime fascista, con l’eccezione di quelli che avevano scelto e sperimentato la vita alla macchia e la Resistenza, di sicuro non avevano esperienza diretta di modalità diverse di vivere lo Stato né di libere relazioni tra i generi, né delle dinamiche fra le classi sociali né della fisiologica e manifesta diversità degli umani, nel pensiero e nel sentimento.»
«Erano cresciuti, maschi e femmine, con il modello standard proposto ed imposto dal regime fascista, un modello violento, intollerante, razzista e bellicista, che non prevedeva scelte alternative. Eppure hanno contribuito a rovesciare la società, il 2 giugno 1946, scegliendo la Repubblica e partecipando massicciamente al voto (cosa che non tutti si aspettavano, dalle donne in particolare, ritenute a torto impreparate e poco interessate alla politica). La nascita della Repubblica è stato il risultato di un lungo processo storico che, nel nostro territorio, ha avuto un doloroso costo: il tributo di sangue versato da Dante Campori, Flavio Agresti, Primo Moscatelli ed Erminio Lelli, pochi giorni prima dell’arrivo delle truppe angloamericane».
«Siamo in debito verso questo nostro passato, ma i debiti si possono saldare con l’impegno nel presente e con una visione coerente del futuro della Repubblica, la casa di noi tutti. Sempre ricordando che la civiltà di un Paese non coincide necessariamente con il progresso tecnico e scientifico, ma è costituita piuttosto dalla capacità di relazionarsi con rispetto mettendo l’essere umano, le sue necessità e la sua dignità al centro delle scelte e delle azioni, come sancito dalla nostra Costituzione».