
FOLLONICA – “Signor sindaco, le scrivo non come esponente politico, né sindacale, ma come cittadino e lavoratore che vive ogni giorno le difficoltà di un territorio che sta cambiando profondamente”. Inizia così la lettera aperta che Luigi Mosca ha voluto scrivere al sindaco per chiedere più attenzione nei confronti dei lavoratori coinvolti nella crisi di Piombino.
“Sono ormai passati due anni dal suo insediamento e riconosco la sua costante presenza sui social, dove lei e i suoi assessori raccontate iniziative, inaugurazioni, eventi e attività che animano la città – prosegue -. Tuttavia, accanto a questa comunicazione vivace, manca un elemento fondamentale: una parola di vicinanza, di sostegno, di attenzione verso quei circa 250 suoi concittadini che da anni vivono una crisi identitaria, economica e familiare legata al dramma industriale del Polo siderurgico piombinese“.
“Comprendo bene che si tratta di dinamiche complesse, che coinvolgono Governi, Regione e multinazionali – va avanti Mosca -. Ma proprio per questo, il ruolo del primo cittadino non può limitarsi alla promozione delle iniziative locali: ha il dovere istituzionale e morale di farsi carico anche delle fragilità della sua comunità, di rappresentare i lavoratori del territorio, di coordinarsi con gli altri sindaci del comprensorio e di portare il tema del lavoro — che oggi sembra scomparso dal dibattito pubblico — al centro dell’agenda politica locale. Il lavoro non è una competenza residuale: è la base su cui si costruisce la dignità delle persone, la stabilità delle famiglie, la tenuta sociale di una città. E quando una parte della comunità vive nell’incertezza, nel silenzio istituzionale e nella paura del futuro, il Sindaco ha il dovere di esserci, di parlare, di prendere posizione, di chiedere ascolto ai livelli superiori”.
“Per questo mi permetto di rivolgerle un appello: torni a mettere il lavoro al centro – conclude -. Si faccia promotore, insieme agli altri amministratori del territorio, di un’azione politica chiara e determinata a sostegno dei lavoratori coinvolti nella crisi di Piombino. La città ha bisogno di sentirsi rappresentata non solo nelle feste e nelle inaugurazioni, ma anche — e soprattutto — nei momenti più difficili”.