
GROSSETO – Uscire dall’indifferenza delle cifre generiche per guardare negli occhi la povertà più estrema che popola, spesso nel silenzio della notte, le vie della città.
È stato questo il filo conduttore dell’affollato incontro svoltosi lunedì scorso a Grosseto, presso l’aula delle Colonne del Polo Universitario Grossetano, dove è stata presentata e discussa pubblicamente la prima indagine psicopatologica e sociale sulle persone senza fissa dimora a Grosseto, intitolata emblematicamente «Oltre la strada. Chi sono i senzatetto a Grosseto. Storie, numeri e volti di chi vive ai margini della città».
Il dossier, che rompe un tabù di conoscenza accendendo i riflettori su una realtà troppo a lungo rimasta confinata nell’invisibilità, è il frutto di una stretta sinergia scientifica e istituzionale, promosso dalla Caritas Diocesana di Grosseto insieme allo stesso Polo Universitario e all’Università degli Studi di Siena. Curata nelle basi teoriche dal professor Fabio Ferretti (Università di Siena) e da Donatella Capitani, la ricerca ha visto il coinvolgimento sul campo di tutte le realtà associative e assistenziali del progetto «Abitare la notte». Tra il 24 febbraio e il 23 marzo 2026, una squadra di operatori ha battuto le strade affiancando la consegna dei pasti caldi per trasformare i questionari in canali di ascolto profondo.

I numeri della fragilità: l’identikit del campione
L’indagine ha intercettato e intervistato 80 persone in stato di grave marginalità nel territorio comunale (46 in strada e 34 attraverso i servizi Caritas, il dormitorio di via Leoncavallo e l’Help Center della stazione). I dati smentiscono molti luoghi comuni.
Genere ed età: Il 90% del campione è composto da uomini, con un’età media di 48 anni (dai 21 ai 72 anni). Le donne rappresentano il 10%.
Nazionalità: Gli italiani rappresentano il gruppo più cospicuo con il 40% del totale (32 persone). Seguono la componente africana (33,75%) e quella romena (12,5%).
Stanzialità: Il 79% manifesta una forte stanzialità sul territorio, con una chiara polarizzazione urbana nell’asse della stazione ferroviaria (almeno 16 soggetti).
Le cause della caduta e le barriere sanitarie
Tra le fratture biografiche che spingono alla perdita della dignità abitativa spiccano la perdita del lavoro (31%), i problemi di dipendenza (26,2%), le fragilità sanitarie (16,7%) e le separazioni familiari (14,3%). Il 42,9% soffre di patologie croniche, ma emergono drammatiche disuguaglianze: se il 100% degli italiani possiede la tessera sanitaria, circa il 45% degli immigrati intervistati ne è completamente privo, creando una barriera enorme nell’accesso alle cure. Inoltre, più della metà degli italiani gode di una minima forma di reddito, da cui gli stranieri sono quasi totalmente esclusi.
Dal dato al volto: il riscatto possibile
«Oltre i numeri, l’indagine dà voce a storie drammatiche ma cariche di dignità residua, come quelle di Simone, Alessandro, Giorgio o del giovanissimo Musa – commenta la diocesi -. L’85% degli intervistati considera i servizi della Caritas “molto o abbastanza utili” e, dato straordinario, il 61,9% esprime il forte desiderio di intraprendere percorsi di formazione o di reinserimento lavorativo».
Il dossier si apre con una toccante lettera-prefazione firmata dal direttore della Caritas diocesana, don Enzo Capitani, che scuote le coscienze contro l’ipocrisia del perbenismo quotidiano: «Molti di noi si nascondono dietro frasi come “l’hanno scelto loro” […], ma voi avete un nome […] Grazie, cari fratelli, perché con la vostra sola presenza mostrate le nostre contraddizioni».
«Il dibattito ospitato al Polo Universitario segna l’inizio di un cammino comunitario obbligato – conclude la diocesi -. Davanti a questa emergenza non più rinviabile, la sfida per la Chiesa e le istituzioni locali è quella di superare l’assistenzialismo, investendo in percorsi multidimensionali che uniscano diritto alla salute, regolarizzazione amministrativa e inclusione lavorativa. Perché nessuno, a Grosseto, debba più considerarsi “nato sbagliato”».