
GROSSETO – “Oggi 3 giugno, il Tribunale di Grosseto (sezione Lavoro) ha emesso, al termine del primo grado di giudizio, la sentenza che riconosce il pieno diritto alla fruizione della mensa e quindi del pasto, per ogni turno lavorativo effettuato pari o superiore alle sei ore”. A farlo sapere è l’Unione sindacale di base (Usb), sottolineando che “la sentenza assume un rilievo ancora maggiore perché il Giudice ha riconosciuto anche la prescrizione decennale, confermando così la possibilità di rivendicare quanto dovuto entro un arco temporale più ampio e rafforzando ulteriormente le ragioni delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti”.
Usb: «Inadempienza dell’Asl»
“Il ricorso al Tribunale – spiega il sindacato – si è reso necessario a seguito della persistente inadempienza della Asl Toscana Sud Est, che, nonostante le ripetute richieste avanzate nel tempo, non ha mai provveduto a rendere effettivamente fruibile il servizio mensa e il relativo pasto in tutte le articolazioni orarie dovute: nei turni serali, nei giorni festivi e in alcuni presidi ospedalieri. Una situazione ormai non più tollerabile, che ha costretto 49 dipendenti, sostenuti da Usb e assistiti dall’avvocato Andrea Bartalucci del Foro di Grosseto, a rivolgersi al Giudice del Lavoro per vedere riconosciuto un diritto previsto dal contratto e negato, nei fatti, dall’azienda”.
“Seguendo una giurisprudenza ormai consolidata, sia nei giudizi di merito sia in sede di legittimità, il Giudice del Lavoro di Grosseto ha dato piena soddisfazione alle richieste delle lavoratrici e dei lavoratori, confermando che il diritto al pasto non può essere subordinato a scelte organizzative aziendali né, tantomeno, trasformato in una concessione discrezionale – afferma l’Usb -. Però, a fronte della pressoché unanimità delle decisioni dei Tribunali, è lecito chiedersi quale sia il senso dell’ostinazione di tante aziende sanitarie nel continuare a negare quanto stabilito contrattualmente e ci aspettiamo che sul tavolo aperto all’Aran per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro, venga esplicitato in maniera chiara e inequivocabile che il pasto non è un favore, non è un privilegio, non è una concessione aziendale: è un diritto. Perché è proprio la mancanza di volontà nel sanare contrattualmente la problematica della mensa e della fruizione del pasto, che rende evidente quanto il problema non sia di interpretazione, ma frutto di una precisa volontà politica e gestionale di comprimere i diritti di chi ogni giorno garantisce il funzionamento dei servizi sanitari, spesso in condizioni difficili, con turni pesanti, carichi di lavoro crescenti e responsabilità sempre maggiori. Questa sentenza rappresenta un risultato importante, ma anche un punto di partenza – conclude il sindacato -. Dimostra che quando le lavoratrici e i lavoratori si organizzano, non si rassegnano, non arretrano sui diritti e decidono di farli valere collettivamente, anche le aziende più ostinate possono essere costrette a rispondere delle proprie inadempienze. Usb continuerà a battersi in ogni sede contro chi pensa di poter risparmiare sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori”.
Nursing Up: «Ora pari diritti per tutti»
Dopo la vittoria anche l’organizzazione sindacale Nursing Up ha commentato la questione: “La decisione rappresenta un importante precedente giuridico, confermando il diritto dei lavoratori coinvolti a ricevere un adeguato riconoscimento economico o un beneficio sostitutivo nei casi in cui, per esigenze di servizio, non sia possibile usufruire del pasto durante il turno notturno. La pronuncia assume particolare rilievo non solo per i lavoratori direttamente interessati dalla causa, ma per l’intero personale sanitario, poiché chiarisce un principio destinato a incidere anche su situazioni analoghe, aprendo la strada a un riconoscimento più uniforme del diritto.
La vertenza, infatti, non è mai stata concepita come una tutela esclusivamente individuale, ma come un’iniziativa finalizzata a garantire pari dignità e diritti a tutti quei professionisti che, ogni giorno, assicurano assistenza ai cittadini, spesso in condizioni organizzative che non consentono la fruizione del servizio mensa o di alternative equivalenti. Alla luce della sentenza, si ritiene auspicabile che l’Azienda prenda atto del pronunciamento del Tribunale e avvii un percorso di adeguamento organizzativo e contrattuale, evitando così il protrarsi di ulteriori contenziosi e garantendo uniformità di trattamento ai lavoratori interessati”.
Marco Orlandella, dirigente sindacale del Nursing Up Usl Toscana Sud Est, ha dichiarato: “Continueremo a sostenere i colleghi in tutte le sedi opportune e, se necessario, anche davanti al giudice, qualora l’Azienda non dovesse riconoscere a tutti i dipendenti impegnati nei turni notturni il diritto al buono pasto sostitutivo. Allo stesso tempo, il Nursing Up continuerà a monitorare e verificare tutte quelle situazioni in cui il diritto al pasto o al pasto sostitutivo non viene garantito, compresi i turni diurni, rispetto ai quali risultano ancora oggi numerose segnalazioni di personale avente diritto escluso dal beneficio. Ad oggi, sono già circa 200 gli associati che ci hanno segnalato la mancata possibilità di usufruire del servizio mensa o del pasto sostitutivo anche in alcune fasce orarie diurne. La nostra azione di tutela proseguirà fino a quando non saranno garantiti pari diritti a tutti gli aventi diritto, attraverso risposte adeguate da parte dell’Azienda oppure, ove necessario, mediante tutela legale”.
Non si tratta dell’unica vertenza recentemente conclusa con esito favorevole. Solo poche settimane fa, infatti, il Nursing Up ha ottenuto un ulteriore importante risultato in sede giudiziaria nei confronti dell’Azienda Usl Toscana Sud Est, con “il riconoscimento del diritto ai Dep (Differenziali economici di professionalità) a una lavoratrice che ne era stata ingiustamente esclusa. Anche in quel caso, attraverso il ricorso legale, il Tribunale ha riconosciuto le ragioni della dipendente, confermando la fondatezza delle rivendicazioni sostenute dal sindacato e ribadendo l’importanza di garantire parità di trattamento e corretta applicazione degli istituti contrattuali. Un sentito ringraziamento viene rivolto all’avvocato Domenico Casoria per il supporto professionale e l’impegno dimostrato nella tutela dei lavoratori coinvolti. La pronuncia del Tribunale di Grosseto rappresenta un primo, importante passo verso il pieno riconoscimento di un diritto atteso da tempo, con l’auspicio che quanto stabilito possa essere recepito rapidamente anche a livello aziendale”.