
GROSSETO – Questa mattina, venerdì 30 maggio, nella sala Pegaso della Provincia di Grosseto, la presentazione del libro “Sfruttamento Made in Italy” di Ivan Cimmarusti e Sara Monaci, edito da People. L’evento, promosso dalla Cgil Grosseto e dallo studio legale associato Pippi Teglielli De Martis, ha offerto un’occasione di riflessione profonda su un fenomeno che non risparmia nemmeno il territorio maremmano.
A moderare l’incontro è stato Emilio Guariglia, caposervizio del Tirreno (redazione di Grosseto). A portare i saluti istituzionali è stato Valentino Bisconti, consigliere provinciale, che ha ricordato l’impegno della provincia al contrasto dello sfruttamento lavorativo.
La voce dell’autrice: dal giornalismo d’inchiesta alla denuncia strutturale
Sara Monaci, presente all’incontro, ha ricordato il percorso che ha portato alla scrittura del libro: dal 2023, lavorando su articoli dedicati allo sfruttamento lavorativo, i due autori hanno messo insieme i pezzi di una serie di fatti di cronaca legati da un unico filo conduttore. Il caporalato, ha spiegato Monaci, si nutre di una sapienza fiscale sofisticata: in una città come Milano, dove operano 20 uffici di ispettorato, la filiera della moda si organizza con società fantasma e holding estere, rendendo i controlli estremamente complessi.
«Monaci ha ricordato una delle storie particolarmente emblematiche presenti nel libro, quella di un lavoratore cinese arrivato in ospedale con un braccio rotto: aveva chiesto gli arretrati e quello che era di fatto un padrone lo aveva aggredito e ferito – dichiara la Cgil -. In un Paese che continua a legiferare in materia di sicurezza agitando per convenienze politiche il pericolo dell’immigrazione, c’è una contraddizione intollerabile. Come ha evidenziato Monaci, esiste sì un problema sicurezza percepito, ma nonostante tutto questo quando arrivano i migranti spesso vengono sfruttati, fatti lavorare anche di notte e mettendoli alla gogna sui tg di giorno».
«In questo panorama la sindacalizzazione rimane difficile per le barriere linguistiche e culturali – ha ricordato Monaci – e il lavoro viene frammentato proprio per impedire ai lavoratori di incontrarsi, organizzarsi e contattare insieme un sindacato».
Sfruttamento in Maremma, Cgil: «Il nostro territorio non è estraneo al fenomeno»
Monica Pagni, segretaria generale della Cgil Grosseto, ha ribadito con forza che anche la Maremma non è estranea alle dinamiche dello sfruttamento, ricordando l’attività delle Brigate del lavoro della Flai Cgil, che in soli tre giorni tra settembre e ottobre 2025, hanno incontrato oltre 1200 lavoratori diretti alle vigne nei territori dell’Amiata grossetana e Val d’Orcia senese. Lavoratori, spesso giovanissimi, pagati pochi euro all’ora.
Nel corso del suo intervento, Pagni ha rilanciato al pubblico la domanda che testo e prefazione di Tito Boeri suggeriscono: «Siamo disposti a pagare di più per garantire diritti a chi lavora, o preferiamo che il costo resti invisibile dietro i prezzi bassi e la promessa del “lusso accessibile”?». Una domanda che chiama in causa quindi anche consumatori, imprese e istituzioni. Perché se le attività vogliono davvero certificare che i loro prodotti sono realizzati senza sfruttare i lavoratori, allora l’impegno etico non può restare una dichiarazione di intenti.
La segretaria Cgil Grosseto ha quindi concluso sottolineando che: «L’impegno etico delle imprese che si vantano di fare qualità, dal tessile alle doc locali, deve essere al centro anche della produzione e non solo una bandiera: chi produce non può tollerare che accanto a sé operi chi sfrutta il lavoro e inquina il mercato. Così si alimenta caporalato e concorrenza sleale, danneggiando lavoratori e imprese».
Su quanto l’agricoltura sia segnata da problematiche è intervenuta anche la consigliera regionale Pd Lidia Bai che ha ricordato un dato allarmante: «Nel 2025 sono stati effettuati oltre 16mila controlli alle aziende del settore agricolo, e il 70% delle imprese sottoposte a verifica è risultato irregolare. Un dato che rende evidente l’urgenza di incrementare i controlli in modo sistematico e strutturato, ma anche un bisogno di normative stringenti e più difficilmente eludibili».
Le testimonianze legali: il coraggio di chi denuncia. De Martis «Bene ai metodi dell’antimafia anche contro il caporalato»
L’avvocato Carlo De Martis, dell’Associazione giuslavoristi italiani, ha portato le testimonianze dirette di chi ha vissuto lo sfruttamento in Maremma. «Il caso simbolo – spiega il sindacato – è quello che sta portando avanti nella difesa, insieme alla Cgil, del lavoratore pakistano che, secondo l’ipotesi accusatoria, venne picchiato perché ritenuto “troppo lento”: aggredito con pugni e calci nell’agosto 2022, gli fu diagnosticato trauma cranico, frattura alle ossa nasali e contusioni».
«Quelle indagini — ha detto De Martis — hanno svelato un sistema criminale che ora confidiamo potrà trovare conferma in Tribunale. Lavoratori costretti a stare in stanze con 20 persone, aziende aperte e poi chiuse dopo circa due anni prima che scattassero le verifiche, contributi non versati, minacce ai familiari rimasti in Pakistan anche con l’invio di immagini di fucili d’assalto via WhatsApp. Tutto questo è emerso grazie al coraggio di un singolo, un lavoratore pakistano che ha rotto il muro del silenzio con il supporto dei sindacalisti della Flai-Cgil».
«A Orbetello, nella zona sud, un bracciante straniero minorenne ha anch’egli avuto il coraggio di denunciare lo sfruttamento subito. Il tema della consapevolezza è essenziale: già nel 2005 il caporalato si era affacciato nel nostro territorio, ora in alcune zone è sistemico e se c’è un dato positivo è quello che casi come questo stanno facendo capire che sta emergendo sempre di più. “Seguire i soldi”, come insegnava Falcone, è la logica giusta anche per combattere il caporalato: il “metodo Storari” della Procura di Milano, ora seguito anche dalla Procura di Prato, con l’amministrazione giudiziaria mutuata dall’antimafia può essere strumento per tutelare lavoratori e sanare i mali nelle grandi aziende committenti, magari non imputabili di reati ma collaterali ad un sistema di sfruttamento. Per arrivare a chi sta sopra i caporali in modo efficace, rapido e concreto».
Un passo in avanti che si affianca agli strumenti proposti dal sindacato e approdati in Regione Toscana con risoluzione sul contrasto al caporalato. Come auspica anche la Flai Cgil questo avvia ufficialmente il percorso verso una legge regionale strutturata, con interventi migliorativi per la vita quotidiana dei lavoratori stagionali e una piena attuazione della legge 199/2016.