
GROSSETO – “Leggo con preoccupato stupore la replica del presidente della Provincia, Francesco Limatola, che, anziché occuparsi dei problemi reali del nostro territorio, preferisce ergersi a paladino delle battaglie ideologiche da salotto radical-chic. Mi accusa di fare il ‘fenomeno sui social’? Si rassereni: la mia è solo una sana e necessaria dose di buon senso, merce evidentemente rara dalle parti del Partito democratico”. Così Fabrizio Rossi, deputato grossetano di Fratelli d’Italia, replica al presidente della Provincia di Grosseto in merito alla polemica sulla segnaletica dei servizi igienici presso la Cittadella dello studente.
“Limatola parla di inclusione che ritiene di aver risolto con un cartello sui gabinetti degli stabili di proprietà della provincia, ma la realtà è ben diversa: si sta semplicemente comportando da perfetto suddito della cultura ‘Woke’, schiavo di quelle correnti Lgbt che hanno trasformato addirittura le porte di un gabinetto, in una crociata ideologica. Invece di occuparsi di strutture fatiscenti, viabilità o edilizia scolastica, il presidente della Provincia si concentra sui cartelli dei bagni, pensando di fare un ottimo servizio alla comunità e all’ideologia del suo partito, sempre più appiattito sulle teorie gender. Così appiattito che anche le porte dei bagni devono necessariamente adeguarsi”, prosegue Rossi.
Rossi si sposta poi sul piano politico-elettorale: “Mi chiedo, e chiedo a tutti quei cattolici democratici e ai cristiani che ancora credono in certi valori e che in passato hanno riposto fiducia nel centrosinistra: come fa il presidente Limatola a guardarvi in faccia e a chiedervi consenso? Pur di apparire ‘simpatico’ ai piani alti della sua segreteria politica e strizzare l’occhio ai promotori delle teorie di genere, il presidente Limatola preferisce ammorbare i giovani che frequenteranno la Cittadella dello studente anche quando frequenteranno i luoghi per i loro bisogni fisiologici”.
“La questione è di una semplicità disarmante – continua il deputato di FdI –. In un Paese normale, su una porta che indica i servizi igienici si può semplicemente adeguarsi alla normativa, a meno che non voglia aggiungere altri animaletti strani a quelli che ha già inserito; direi che semplicemente “uomo” e/o “donna” può bastare, magari con le relative accortezze tecniche e strutturali per le persone con disabilità. Nessun cittadino, in decenni di storia, si è mai sentito discriminato da un cartello che indica dove si trova un “gabinetto”. Un bagno, che sia in una scuola, in un ufficio pubblico o in un ristorante, tale è e tale rimane. Ma per Limatola è il tempo della sudditanza e del Woke e, così come tanti dei suoi, si fa traviare anche nei cartelli del wc, schiavo delle elucubrazioni del ‘Vangelo Pd'”.
“Caro presidente Limatola la smetta di scambiare le aule o in questo caso i “gabinetti” delle proprietà che la Provincia amministra per un laboratorio di sociologia ideologica. I cittadini grossetani chiedono servizi efficienti, non lezioni di ‘cultura del rispetto’ declinate secondo l’ultima moda d’oltreoceano o nordeuropea, per aprire alle teorie gender e ad altre stravaganze. Si occupi del bene comune e non vada ad ammorbare i giovanissimi che frequentano quei luoghi con le sue pseudo idee sui wc, che, dopo la sua risposta sappiamo per certo, non fanno piangere, ma solo tanto ridere, con tutti quegli animaletti strani…'”, conclude Fabrizio Rossi.

