
In Maremma il tema delle infrastrutture è diventato quasi parte dell’identità collettiva del territorio. Strade incomplete, collegamenti lenti, reti ferroviarie insufficienti, distanze dai grandi centri economici. Sono problemi reali, concreti, che le aziende vivono ogni giorno sulla propria pelle e che inevitabilmente incidono sulla loro competitività.
Sarebbe assurdo negarlo, perché fare impresa in territori periferici spesso significa affrontare costi maggiori, più complessità logistica, tempi più lunghi e minori opportunità rispetto ad altre aree del Paese meglio collegate e più centrali. Negli anni però, lavorando accanto a tante imprese maremmane, ho iniziato a notare un altro problema. Più silenzioso, più culturale, ma forse persino più pericoloso delle infrastrutture mancanti. Molte aziende hanno iniziato inconsapevolmente a pensarsi come “periferia”.
Quando un territorio per anni si racconta soltanto attraverso ciò che gli manca, lentamente rischia di perdere anche la capacità di immaginare ciò che potrebbe diventare. Si abbassa l’ambizione, si riduce il coraggio di investire e ci si convince che crescere sia non solo inevitabilmente più difficile, ma addirittura impossibile.
Il mondo però è cambiato profondamente e oggi la competitività di un’azienda non dipende più soltanto dalla sua posizione geografica., ma anche dalla capacità di costruire identità, autorevolezza, percezione e relazioni attraverso il digitale. Un tempo essere lontani dai grandi centri significava spesso essere automaticamente lontani anche dal mercato. Oggi non è più così perché un’azienda può essere in Maremma e lavorare con clienti in tutta Italia. Può vendere online, fare branding, generare contatti commerciali e costruire reputazione digitale. Insomma può raccontare il proprio valore ben oltre i confini territoriali.
Eppure la Maremma vive un paradosso. Questo territorio è pieno di aziende straordinarie, realtà manifatturiere altamente specializzate, artigiani con competenze incredibili, aziende agricole innovative, imprese capaci di lavorare con standard qualitativi altissimi. Attività che spesso non hanno nulla da invidiare a realtà collocate in territori molto più centrali o industrializzati. Tuttavia molte attività continuano a non comunicare adeguatamente.Abbiamo imprese che investono continuamente in tecnologia, qualità e organizzazione interna ma che online sembrano ferme a vent’anni fa. Aziende con macchinari avanzati e competenze evolute che si presentano al mercato con una comunicazione debole e identità quasi inesistente.
Nel mercato contemporaneo questo diventa un problema enorme: oggi le persone scelgono anche in base alla percezione. I clienti cercano online, confrontano aziende, osservano la presenza digitale, si costruiscono un’opinione in pochi minuti. E quella percezione pesa moltissimo, molto più di quanto tante aziende ancora immaginino.
Oggi la capacità di comunicare è diventata una vera infrastruttura competitiva e questa in Maremma potrebbe fare la differenza più dell’autostrada o della Due Mari. Non significa semplicemente pubblicare qualche contenuto, ma significa riuscire a trasmettere autorevolezza, solidità, competenza, identità e visione. Significa avere il coraggio di raccontarsi davvero. Perché forse il limite più grande di molte aziende maremmane non è geografico, ma culturale. È quella sensazione continua di dover rincorrere territori percepiti come più centrali, più moderni, più competitivi. Oggi proprio ciò che per anni è stato considerato periferico può diventare un elemento distintivo.
La Maremma ha autenticità, identità, qualità della vita, cultura produttiva. Ha un patrimonio di competenze reali che il mercato contemporaneo inizia a percepire sempre di più come valore. Solo che bisogna smettere di comunicarlo con timidezza. Perché il rischio più grande non è essere lontani dalle grandi città, ma continuare a pensarsi lontani dalle opportunità.
E’ su questo che oggi si gioca la vera sfida delle aziende del territorio: smettere di vivere la provincia come un limite inevitabile e iniziare finalmente a trasformarla in identità, forza e differenziazione competitiva.
Marketing Antipatico
In questa rubrica parliamo di come l’innovazione può prendere forma in modi inaspettati, scoprendo le storie e le persone che la rendono possibile. Perché innovare non è solo un compito per le grandi multinazionali: è qualcosa che può partire da chiunque, anche dal tuo angolo di mondo. Restate sintonizzati, e chi lo sa? Magari la prossima grande idea potrebbe arrivare proprio da voi. Hai qualche riflessione da condividere? Scrivimi a [email protected]
Marco Gasparri
Marco Gasparri, 50 anni, è il Managing Director di Studio Kalimero. Formatosi nel settore del marketing, dalla fine degli anni Novanta si dedica con successo a costruire percorsi per dare valore alle imprese e può contare su un’esperienza con centinaia di aziende nel pubblico e nel privato. Creativo, poliedrico e razionale, ha collaborato con agenzie nazionali, ha lavorato in Toscana e in Italia e ha dato vita nel 2000 a Studio Kalimero, riuscendo sempre ad anticipare le istanze economiche della società e a creare servizi e prodotti adatti al mercato.
Formatore, spin doctor, consulente politico, marketing strategist, esperto in tecniche di comunicazione, business coach ha firmato numerosissime campagne di successo: Marco Gasparri è tra i professionisti più accreditati nel campo della promozione non solo in Toscana.