
MANCIANO – Dal 16 maggio, il territorio comunale ospiterà la mostra diffusa dell’artista Bozena Krol Legowska. Un viaggio itinerante tra arte e paesaggio che durerà un intero anno.
Non è la solita mostra chiusa tra quattro mura, ma un dialogo aperto tra la materia e il territorio. Il Comune di Manciano si prepara a trasformarsi in un palcoscenico d’eccezione per “Il cuore nella pietra… 365 giorni“.
Il progetto, che ha già mosso i primi passi con le installazioni a Saturnia e San Martino sul Fiora (come mostrato nelle foto), si avvicina a vivere il suo momento ufficiale di apertura.
L’inaugurazione a Manciano
Il momento centrale dell’iniziativa sarà sabato 16 maggio alle ore 18, con l’inaugurazione ufficiale presso i giardini di piazza Garibaldi a Manciano. Un’occasione per scoprire da vicino la poetica della scultrice polacca, le cui opere sono note per la capacità di trasmettere un’anima pulsante alla durezza della pietra.
Un anno d’arte diffusa
La particolarità dell’evento risiede nella sua durata e nella sua diffusione. Le sculture non saranno concentrate in un unico punto, ma distribuite strategicamente tra il capoluogo e le sue frazioni, creando un percorso accessibile a tutti fino al 15 maggio 2027.
Un invito alla scoperta
“Il cuore nella pietra” non è solo una mostra, ma un invito a camminare, osservare e riflettere. In un mondo che corre veloce, l’opera di Legowska resterà a farci compagnia per 365 giorni, integrandosi con il mutare delle stagioni e dei colori della terra maremmana.
Che siate residenti o turisti di passaggio, il consiglio è quello di lasciarsi guidare da questo “filo rosso” di pietra che unirà, per dodici mesi, la storia dei borghi con la visione dell’arte contemporanea.
Focus sull’opera: “Violino violato”
Tra le opere protagoniste spicca “Violino violato” presente in foto (2005, Marmo di Carrara), una scultura che incarna perfettamente la filosofia della mostra.
In quest’opera, il violino non è rappresentato semplicemente come uno strumento musicale, ma come una vera e propria condizione esistenziale: il violino come “forma”, l’essere violato come “destino”. Il marmo di Carrara, scolpito con maestria, sembra trattenere una vibrazione antica ed eterica, come se la materia stessa ricordasse di essere stata un tempo un’onda. Le sue curve antropomorfe evocano concetti di frequenza, tensione e respiro congelato. La ferita visibile sulla pietra apre la coscienza: è un “altare muto” dove la bellezza incontra la perdita, dove la violazione si trasforma in conoscenza e il silenzio, finalmente, prende voce.