
GROSSETO – Il monitoraggio ittico 2025 condotto da Alcedo A.P.S. sul fiume Ombrone, nel tratto tra il ponte ciclopedonale “Luigi Bellucci” e la diga della Steccaia a monte di Grosseto, restituisce un quadro complesso fatto di adattamenti, criticità ambientali e nuove dinamiche ecologiche. Un tassello fondamentale per comprendere lo stato di salute dell’ecosistema fluviale in Maremma Toscana.
Il progetto si inserisce nel quadro della normativa regionale sulla pesca nelle acque interne, contribuendo alla definizione del Piano Ittico Regionale e promuovendo la diffusione della cultura ambientale e della tutela della biodiversità.
Metodologie scientifiche e adattamenti operativi
Il tratto monitorato, lungo circa 20 chilometri considerando l’andamento del fiume, è stato analizzato tramite strumenti standardizzati, tra cui una bilancia da pesca 3×3 metri, che ha permesso di raccogliere dati dettagliati sulle specie presenti.
Il 2025 è stato un anno complesso: le piene invernali hanno reso inagibile la storica postazione di monitoraggio, costringendo Alcedo A.P.S. a spostare temporaneamente le attività. Complessivamente sono stati effettuati 220 giorni di campionamento per oltre 880 ore, garantendo comunque continuità e qualità dei dati.
Tutti gli esemplari catturati sono stati classificati, misurati e rilasciati, nel rispetto delle normative vigenti.
Quasi 3.000 esemplari censiti: muggini dominanti
Nel corso del 2025 sono stati censiti 2.914 esemplari, con picchi di cattura nei mesi autunnali.
I muggini (cefali) si confermano la specie più diffusa con il 58% del totale, mentre il pesce gatto, specie invasiva, rappresenta una presenza significativa. Le due specie dominano entrambe le fasi di monitoraggio, seppur con percentuali variabili.
Interessante anche la distribuzione stagionale: i mesi più produttivi sono stati novembre e dicembre, mentre il picco di densità si registra a maggio.
Elettropesca: cresce la presenza di specie alloctone
Un dato particolarmente rilevante emerge dal censimento effettuato il 30 luglio 2025 con lo staff del dottor Sandro Piazzini, attraverso l’utilizzo di elettrostorditore autorizzato.
In un solo giorno sono stati rilevati 465 esemplari, di cui 360 alloctoni e solo 102 autoctoni (91 cavedani). Un segnale chiaro della crescente diffusione di specie invasive come pesce gatto e barbo spagnolo, ormai predominanti rispetto ai dati storici.
Specie sotto pressione: anguilla, spigola e lampreda
Tra le criticità più evidenti emerge il calo dell’anguilla, specie classificata in pericolo critico, con appena 8 esemplari censiti nel 2025.
La spigola risulta ancora diffusa lungo il fiume, ma con una popolazione composta prevalentemente da esemplari giovani, segno di una riduzione degli adulti. Anche la lampreda di mare non è stata rilevata, confermando la sua estrema rarità.
Cheppia in ripresa ma resta il rischio bracconaggio
Segnali positivi arrivano dalla cheppia (Alosa fallax), con un aumento significativo delle catture: 62 esemplari nel 2025 contro i 18 del 2024. È stata confermata anche la riproduzione nel fiume.
Tuttavia, la specie resta vulnerabile e minacciata dal bracconaggio, soprattutto nelle aree di frega a valle della diga della Steccaia, dove è necessaria una vigilanza costante.
Granchio blu e fenomeno della “marinizzazione”
Il monitoraggio conferma la presenza stabile del granchio blu, specie invasiva ormai diffusa nel sistema fluviale. Parallelamente si osserva un fenomeno sempre più evidente di “marinizzazione” del fiume, con la risalita di specie marine come leccia, pesce serra, sparaglione e acciughe.
Le misurazioni hanno evidenziato una stratificazione della salinità fino a 3 metri di profondità, segnale di un ecosistema in trasformazione.
Il progetto TGBLU e la sfida delle specie invasive
Tra le iniziative più innovative promosse da Alcedo A.P.S. c’è il progetto TGBLU, sviluppato con l’Università di Siena e coordinato dalla dottoressa Sara Forni.
Il progetto punta a trasformare il problema del granchio blu in una risorsa, promuovendone il consumo e il riutilizzo degli scarti per creare elementi di arredo urbano, i cosiddetti “Troni Blu”, con finalità educative e di sensibilizzazione sulle specie aliene invasive.
Un ecosistema fragile: bilancio del quinquennio
L’analisi dei dati raccolti dal 2021 evidenzia un progressivo impoverimento ittico del fiume Ombrone, con una diminuzione degli esemplari adulti e una crescente presenza di specie alloctone.
Il 2025 mostra una lieve ripresa rispetto agli anni precedenti, ma i livelli restano lontani da quelli del 2021, quando il pescato risultava circa doppio.
Un dato positivo è l’assenza di morie significative, ma resta alta l’attenzione sulle dinamiche ambientali in continuo cambiamento.
Programma 2026: più monitoraggi e collaborazione scientifica
Per il 2026, Alcedo A.P.S. punta a rafforzare il monitoraggio di specie prioritarie come anguilla, cheppia e lampreda, ampliando le tecniche di rilevazione e la raccolta di dati chimico-fisici.
Consolidate le collaborazioni con Università, enti regionali, FIPSAS e pescatori locali, in un’ottica di citizen science.
Previsti anche progetti legati al PNRR, attività didattiche e il controllo della scala di risalita della Steccaia, fondamentale per garantire la continuità biologica del fiume.
Il fiume Ombrone si conferma così un osservatorio privilegiato sui cambiamenti ambientali, ma anche un ecosistema fragile che richiede ricerca, tutela e interventi concreti per il suo futuro.