
CAPALBIO – È partita questa mattina da Capalbio la manifestazione per la sicurezza della strada statale Aurelia, per chiedere la messa in sicurezza del Corridoio tirrenico considerato tra i tratti più critici e pericolosi del territorio. Sindaci e rappresentanti del territorio, a fianco di associazioni di categoria, parlamentari si sono schierati compatti nel chiedere, ancora una volta, che il Corridoio tirrenico sia considerato una priorità per il territorio della provincia di Grosseto e un’infrastruttura che ha una rilevanza strategica a livello regionale e nazionale.
Un corteo a passo d’uomo, composto da auto e rappresentanti delle istituzioni, ha attraversato l’Aurelia per richiamare l’attenzione sulla necessità di interventi urgenti per la messa in sicurezza della viabilità.
“I 12 chilometri della morte” al centro della protesta
Al centro della mobilitazione il tratto definito più volte come i “12 chilometri della morte”, teatro negli anni di numerosi incidenti.
«Siamo di nuovo a manifestare per questi 12 chilometri della morte – ha dichiarato Riccardo Breda –. Purtroppo la manifestazione che abbiamo fatto nel 2019 non ha portato risultati: ad oggi siamo ancora al passaggio di competenze. Questo non è più accettabile, dobbiamo trovare una soluzione almeno per questo tratto».
Breda ha inoltre sottolineato la necessità di un intervento più ampio: «Dobbiamo poi pensare a mettere in sicurezza tutto il Corridoio Tirrenico, infrastruttura fondamentale per lo sviluppo della Toscana e dell’Italia».
Il sindaco Chelini: “Una contabilità macabra”
Duro anche l’intervento del sindaco di Capalbio, Gianni Chelini, che ha ribadito la gravità della situazione.
«È una manifestazione importante, crediamo e speriamo che sia decisiva. Siamo di fronte a uno scempio vero – ha affermato –. Sono costretto a fare una contabilità macabra per raccontare i morti che, nel tempo, si registrano su questa strada».
Il primo cittadino ha poi evidenziato i ritardi procedurali: «Dopo quattro anni non si è ancora riusciti a completare il passaggio del progetto all’ANAS. Questo è evidente e rappresenta una situazione inaccettabile».
Una mobilitazione che si ripete negli anni
La protesta odierna si inserisce in un percorso già avviato negli anni scorsi, senza che finora si siano registrati risultati concreti sul piano degli interventi.
La richiesta, condivisa da istituzioni e territorio, è quella di accelerare i tempi e garantire finalmente la sicurezza di un’arteria considerata strategica, ma da tempo al centro di criticità e polemiche.



