
FOLLONICA – “Sono una donna con disabilità motoria, costretta a vivere su una sedia a rotelle, e oggi mi trovo ad affrontare una situazione che mai avrei immaginato di dover raccontare pubblicamente”. Queste le parole di una lettrice che ha deciso di segnalare una situazione di disagio.
“A seguito della prematura scomparsa di mio padre, che rappresentava per me un sostegno fondamentale anche negli spostamenti quotidiani, mi sono ritrovata improvvisamente senza alcun mezzo di trasporto per raggiungere il posto di lavoro – spiega -. Nonostante numerose ricerche sul territorio, contatti con associazioni e richieste di supporto, non ho trovato nessun servizio o ente disposto a farsi carico del trasporto necessario per permettermi di continuare a lavorare con dignità e autonomia”.
“La mia volontà di continuare a lavorare non è mai venuta meno – prosegue -. Per questo, ogni giorno raggiungo comunque il posto di lavoro percorrendo via Caduti sul Lavoro a Follonica, a piedi, sempre accompagnata dalla mia famiglia e dalle mie colleghe che, con grande generosità e senso umano, mi aiutano negli spostamenti. In quel punto della strada, infatti, non è presente alcuno scivolo che consenta l’accesso al marciapiede, costringendoci a procedere direttamente sulla carreggiata insieme alle auto in transito. Una situazione estremamente pericolosa che espone me e chi mi accompagna a rischi quotidiani evitabili”.
“Questa criticità è stata segnalata al Comune ormai quattro mesi fa. Nonostante le comunicazioni e le richieste ufficiali, ad oggi non è stato ancora effettuato alcun intervento, né per la realizzazione dello scivolo necessario all’accessibilità, né per individuare una soluzione di trasporto adeguata alla mia condizione. Non sto chiedendo privilegi. Sto chiedendo semplicemente ciò che dovrebbe essere garantito a ogni cittadino: il diritto di lavorare, muoversi e vivere in sicurezza, indipendentemente dalla propria disabilità”.
“La mia è una richiesta di attenzione e di responsabilità verso tutte quelle persone fragili che spesso restano invisibili finché non sono costrette a esporsi pubblicamente – conclude la donna -. Spero che questa testimonianza possa sensibilizzare le istituzioni e la comunità affinché si intervenga rapidamente, non solo per risolvere il mio caso personale, ma per evitare che altre persone con disabilità si trovino ad affrontare le stesse difficoltà. Perché l’inclusione non deve restare una parola, ma diventare una realtà concreta”.