
GROSSETO – “Trovo sinceramente imbarazzante dover rispondere a un consigliere regionale come Minucci su argomentazioni che non stanno né in cielo né in terra, frutto evidente di impreparazione e di una conoscenza molto superficiale delle questioni di cui parla – afferma Francesco Limatola -. Quando si interviene nel dibattito pubblico, soprattutto ricoprendo un ruolo istituzionale, sarebbe opportuno studiare gli atti e conoscere i fatti, invece di rilasciare dichiarazioni prive di fondamento”.
“Ho però l’impressione che Minucci non abbia ancora del tutto smaltito la sconfitta subita alle ultime elezioni provinciali – prosegue Limatola -. E, devo riconoscerglielo, un merito ce l’ha: averci messo faccia e mani in quella campagna elettorale ha certamente contribuito alla mia vittoria”.
“Ma veniamo ai fatti, quelli veri, che Minucci evidentemente ignora – aggiunge Limatola -. Il tema a cui si riferisce, cioè il possibile aumento della Tari per i cittadini dei Comuni di Grosseto, Follonica, Orbetello, Monte Argentario, Castiglione della Pescaia, Scarlino e, più in generale, di tutti i Comuni intensivi dell’Ato Toscana Sud, deriverebbe da una proposta avanzata dal sindaco di Pieve Santo Stefano Claudio Marcelli, guarda caso esponente del centrodestra. La proposta di Marcelli chiede di eliminare la distinzione tra Comuni intensivi ed estensivi nella ripartizione di una parte dei costi del Pef. Oggi, infatti, per alcuni servizi ai Comuni estensivi viene riconosciuta una maggiorazione importante rispetto al costo medio standard di ambito, per tenere conto dei maggiori costi legati a territori più vasti e dispersi.Dunque, l’effetto di cui parla Minucci non sarebbe il risultato di una scelta della sinistra o di qualche oscura manovra politica, ma della proposta avanzata da un sindaco del suo stesso schieramento. Se quindi, secondo la sua lettura, c’è qualcuno a cui attribuire la responsabilità, dovrebbe guardare prima di tutto dentro casa propria”.
“Detto questo – sottolinea ancora Limatola -la posizione del Comune di Roccastrada, presentata in assemblea e ampiamente apprezzata anche dai Comuni di centrodestra, è diversa e più articolata. Noi non proponiamo di spostare semplicemente i costi da un Comune all’altro. Chiediamo invece di rivedere i criteri con cui vengono ripartiti i costi del servizio, per costruire un sistema più giusto e sostenibile.
In modo molto semplice, la nostra proposta dice tre cose:
• non bisogna guardare soltanto alla quantità di rifiuti prodotti, ma anche alla qualità della raccolta e alla possibilità di valorizzare i materiali;
• bisogna tenere conto delle condizioni economiche e sociali dei territori, perché un’area interna non può essere trattata come una grande città o un Comune turistico;
• vanno premiati i Comuni che investono in controlli, sensibilizzazione e miglioramento del servizio.
Questa è la differenza: c’è chi alimenta una polemica tutta politica e chi invece prova a costruire una soluzione”.
“Del resto – conclude Limatola – la questione tra Comuni intensivi ed estensivi non segue le appartenenze politiche. In assemblea Ato Toscana Sud i Comuni estensivi, di centrodestra e di centrosinistra, si sono schierati a favore della proposta di Marcelli; i Comuni intensivi, sempre a prescindere dal colore politico, si sono schierati contro. È la dimostrazione che non siamo davanti a uno scontro tra destra e sinistra, ma a un problema reale che richiede serietà e competenza. L’attacco insensato di Minucci non colpisce me, ma il lavoro serio di chi ogni giorno prova a tenere insieme i bisogni concreti delle comunità amministrate coi vincoli delle normative ARERA – che sono nazionali e non regionali, ma forse anche questo il consigliere lo ignora. Per quanto mi riguarda, l’invito resta aperto: Minucci venga pure a un tavolo di confronto. Potrebbe essere un’occasione utile per approfondire davvero la questione. Magari, prima, studi un po’. E scelga finalmente da che parte stare: dalla parte di chi prova a costruire soluzioni per rendere la TARI più equa oppure dalla parte di chi continua a fare opposizione perfino ai sindaci del proprio partito. In fondo il primo dovere di chi fa politica e amministra una comunità è conoscere i fatti, prima di commentarli”.
