
GROSSETO – Si parte, sono circa le sei di un giovedì di marzo e Siena ci aspetta. In compagnia di un amico, con la bocca saporosa di caffè, preso in Piazza Volturno, lasciamo Grosseto.
L’Ospedale illuminato, con dentro le sue storie, la Caserma dei cavalieri, il Poggione, Roselle appena lambita, ormai senza lo scheletro delle mancate terme e poi il Poggio e le vecchie cave.
Un camioncino ci supera e ci fa sobbalzare, ma dobbiamo rispettare i limiti di velocità e non affondiamo il piede destro sull’acceleratore.
“Ad andar piano si gusta di più il paesaggio”, osserva il nostro navigatore.
“Chiamalo paesaggio – rispondiamo noi – guarda davanti che bestie ci stanno!”, due camion, uno con rimorchio sono là.
“È un rimorchio Viberti – fa l’amico – li vedevo anche da bambino, quando con mio babbo in ‘giardinetta’ si andava dalla zia di Casciano”.
“Altro che nostalgie, sono ma dei rompiballe!” rispondiamo noi, dimenticando i limiti e sorpassando il bestione.
Davanti c’è però un “Iveco” che trasporta cucine e ci fa rallentare, mentre dietro, un “frettoloso” autista, ci lampeggia nervosamente per farci capire che è sua la prelazione di sorpasso.
Per la gioia dell’attuale maggioranza governativa, teniamo la destra con le “cucine” che ci fanno da battistrada.
Intanto si fa chiaro ed il traffico, anche nell’altro senso di marcia, si anima di auto e camion, con i loro “occhioni” accesi.
Siamo oltre Paganico, dietro di noi una fila di macchine ed anche il camion con il rimorchio “Viberti”.
Dall’orologio dell’auto ci accorgiamo che il tempo è lievitato e siamo già intorno alle sette.
“Pensa un po’ – fa ad un certo punto il nostro compagno di viaggio – a quel serpentone estivo di auto, roulotte e camper che la domenica sera tornano dalla costa. Ma tu lo faresti?”.
“Non fare il furbetto – ribattiamo noi – se tu fossi di Chiusi, di Foiano o Figline, verresti eccome al mare e poi ora questa strada, in confronto a prima, è oro!”.
Striscia continua, limite di velocità, la strada poi d’un tratto è libera per il sorpasso e… lasciamo alle spalle altre vetture.
Si viaggia più spediti, si infila nella Galleria di Pari a finestrini chiusi ed il riciclo d’aria in azione.
Davanti una betoniera “Astra” lucida e di fresca immatricolazione ed oltre una variegata colonna di mezzi.
Sul viadotto del Petriolo qualche macchina azzarda il sorpasso, incurante della striscia continua.
A fine rettilineo, nessun uomo in divisa e così la fanno pulita!
Un po’ di musica forse ci aiuterà a renderci più pazienti nella guida.
È il momento però di un radiogiornale e lo speaker annuncia che i “Cinque Stelle” vogliono le primarie.
“No, nooo, per favore – quasi urla il nostro compagno di viaggio – ne ho piene le… orecchie!”.
Sorridiamo e spegniamo l’autoradio mentre in fila indiana, come cantava Edoardo Vianello, formiamo carovana.
Le Risaie, Filetta (quella della merenda perfetta), la deviazione per Rosia ed a seguire il bivio per S. Rocco a Pilli e Sovicille.
Ancora due brevi gallerie, un rettilineo libero e ci buttiamo in sorpasso, mentre dietro di noi, una grossa auto già lanciata, lampeggia nervosamente.
La città è alle porte e finalmente, dopo l’ultima breve galleria, eccola di fronte.
Prendiamo la prima uscita e poi su, verso Porta Romana.
Auto, moto, scuolabus, “pollicini”, è l’ora di punta, sono le otto e qualcosa ma oramai… Siena è conquistata!