
GROSSETO – Mura medievali silenziose, piazze che si svuotano dopo l’aperitivo e quell’eterna sensazione di vivere in una cartolina, ma immobile.
La Maremma offre ritmi lenti e qualità della vita, ma è altrettanto vero che per i giovani grossetani la “tranquillità” rischia spesso di trasformarsi in noia.
Che cosa succederebbe se le chiavi della città, anche solo per un giorno, passassero nelle mani dei ragazzi maremmani? Non si tratta solo di volere discoteche o movida fino all’alba; la richiesta che emerge è più profonda: spazi di coworking creativi, eventi musicali che non siano di “nicchia” o stagionali e un centro più vivo grazie ad eventi e attività che richiamino l’attenzione giovanile.
In questa inchiesta abbiamo dato voce a chi Grosseto la vive tutti i giorni, esplorando idee, sensazioni e progetti concreti per trasformare la città con nuove energie.
Gli intervistati Francesco Ferrillo, Leonardo Gasperini, Pietro Accolla e Bianca Di Lucia (di età compresa tra i 20 e i 30 anni) ci raccontano il loro modo di vedere e vivere Grosseto, donandoci spunti su cosa fare per renderla migliore agli occhi dei giovani maremmani che crescendo vorrebbero che la città evolvesse con loro.
Dalle interviste emerge un ritratto di Grosseto dai contorni ambivalenti: una città definita come un “paesone rurale”, “comoda” ma al contempo “geriatrica”, dove la tranquillità rischia di scivolare nell’immobilismo. I soggetti richiedono spazi, opportunità lavorative e una visione che vada oltre la stagione estiva.
Una delle necessità più sentite dagli intervistati riguarda il desiderio di spazi creativi, luoghi di aggregazione che non siano il monotono “ci vediamo al solito bar”. Leonardo è molto chiaro su questo punto: «Vorrei vedere a Grosseto un centro ricreativo per giovani che integri in maniera concreta anche ragazzi stranieri, con progetti di pittura, scrittura e cinema».
Un altro tema ricorrente riguarda la riqualificazione del patrimonio edilizio dimesso. Francesco sogna di trasformare il vecchio Blockbuster in un locale o in una discoteca, mentre Pietro guarda con interesse alle vecchie fabbriche e cascine affermando: «Sarebbe interessante trasformarle in musei permanenti della storia industriale locale o in luoghi di ritrovo, seguendo l’esempio della Manifattura Tabacchi a Firenze». Anche Bianca individua del potenziale in un capannone abbandonato vicino la pasticceria “La Dolciaria”, dove immagina un palazzetto polivalente o un centro per giovani che abbia laboratori teatrali o attività da doposcuola.
Per lo svago spesso si crea il pendolarismo verso le città come Roma, Siena o Firenze, ma anche per la crescita professionale e la salute. Bianca ammette di doversi spostare per ragioni sanitarie, mentre Pietro e Francesco sottolineano la carenza di eventi culturali di rilievo.
Il vero ostacolo al futuro per gli intervistati è il mercato del lavoro e Pietro dichiara: «Grosseto è ottima dagli 0 ai 13 anni e dai 45 in su. Per gli under 40 non esiste un lavoro che permetta di rimanere, se non principalmente come cameriere o barista». Dello stesso pensiero è Bianca, che per restare in città tra dieci ipotetici anni vorrebbe: «offerte lavorative personalizzanti che non siano legate solo al settore terziario o al pubblico impiego».
Se questi giovani cittadini avessero le chiavi del Comune e un budget dedicato, le priorità sarebbero lo sport, la cultura e la formazione; Bianca investirebbe in: «iniziative sportive e culturali gratuite, come piste per skateboard e l’apertura di siti archeologici». Francesco invece punterebbe sull’energia dei grandi eventi e afferma: «Organizzerei un festival musicale nella “zona circo” o tornei sportivi e sagre più frequenti in posti al coperto per renderle anche invernali; eventi che uniscono la collettività per mantenere il centro sempre vivo».
Leonardo propone invece una soluzione strutturale per l’occupazione: «Istituirei un corso di preparazione professionale multidisciplinare per integrare i giovani nei settori più richiesti dalla provincia».
Infine, la sfida di collegare il centro storico a Marina e Principina tutto l’anno vede una soluzione per Leonardo nella residenzialità: creare posti di lavoro non stagionali al mare per consolidare una comunità che generi entrate anche d’inverno. Pietro e Bianca, invece, suggeriscono una rete di eventi diffusi, festival e cinema all’aperto che sappia sfruttare la costa oltre i mesi di luglio e agosto. Dello stesso pensiero è anche Francesco, il quale creerebbe una maratona Grosseto-Principina-Marina che unirebbe i tre luoghi rendendo vive queste zone considerate “estive” per un evento che richiamerebbe molti cittadini.
L’inchiesta fa emergere tre pilastri fondamentali per il domani di Grosseto: spazi vivi, lavoro di qualità e connessione. Le voci degli intervistati non chiedono uno stravolgimento totale, ma una città capace di evolversi, trasformando la “tranquillità” in un’occasione di fermento culturale e professionale.
Rendere Grosseto più “giovanile” non significa solo aggiungere movida, ma scommettere sul talento di chi, nonostante tutte le difficoltà, vorrebbe ancora poter scegliere la Maremma per costruire il proprio futuro.