
FOLLONICA – Cosa significa sentirsi al sicuro nella propria città? È questa la domanda che ha dato il via a un intenso percorso di riflessione per gli alunni delle classi quinta A e B della scuola primaria “don Lorenzo Milani”, culminato in un incontro speciale con l’ex sindaco Andrea Benini. Un dialogo aperto, a tratti crudo ma profondamente educativo, che ha permesso ai ragazzi di guardare oltre la superficie di concetti complessi come mafia e legalità.
Durante l’incontro, è emerso che la sicurezza non è fatta solo di telecamere o caserme e, riprendendo l’immagine del protagonista de “Il giovane Holden”, hanno parlato di una sicurezza che nasce dalla prevenzione: la capacità di “afferrare” chi è in difficoltà prima che cada nel vuoto.
Il racconto si è poi spostato su realtà più difficili da vedere, ma presenti anche nel territorio di Follonica, come lo sfruttamento del lavoro e le infiltrazioni della criminalità organizzata.
I ragazzi hanno approfondito la differenza tra un comune delinquente e un mafioso: quest’ultimo non agisce da solo, ma fa parte di un’organizzazione strutturata e disciplinata che punta al controllo del territorio e al profitto. I canali principali di questo arricchimento illecito restano il narcotraffico e il gioco d’azzardo, che spesso sfocia nell’usura ai danni dei cittadini più fragili.
L’ex sindaco ha condiviso con gli alunni e le alunne tanti momenti vissuti durante i suoi due mandati istituzionali e anche momenti personali difficili, come le minacce di morte ricevute. «Non bisogna essere supereroi – è stato il messaggio centrale di Benini -, ma occorre essere organizzati e non restare mai soli».
Ispirati da queste testimonianze, gli alunni non sono rimasti spettatori passivi. Hanno riflettuto a lungo, confrontandosi su come la legalità non sia un concetto astratto, ma una scelta quotidiana. Al termine del percorso, la classe ha costruito un personale “Sentiero della legalità”, ovvero un cammino ideale e concreto fatto di valori e memoria. In questo sentiero, i ragazzi avevano già ricordato figure simbolo che hanno sacrificato la vita per la giustizia: le storie di Peppino Impastato, che combatteva la mafia con l’ironia e la radio, e il sacrificio dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sono diventate bussole per orientare il loro impegno futuro.
L’incontro si è concluso con un messaggio di speranza: la mafia è forte perché è organizzata, ma una comunità di cittadini consapevoli, a partire dai più piccoli, lo può essere molto di più.