
GROSSETO – «Questa riforma non affronta e non risolve i problemi veri della giustizia, a partire dalla lungaggine dei processi e se pensiamo che oggi in Italia ci vogliono 500 giorni in media per avere una sentenza di primo grado in un processo civile forse era lì che bisognava andare a mettere l’attenzione» afferma la vicecapogruppo PD Camera Simona Bonafè che oggi era a Grosseto per un incontro sul No al referendum organizzato dal Partito Democratico. All’incontro anche Marco Simiani (deputato PD), Monica Pagni (segretaria generale CGIL Grosseto) e l’avvocato Luciano Giorgi (ex senatore della Repubblica).
«Questa riforma – prosegue Bonafè – non agisce sulla lunghezza dei processi, non separa nemmeno le carriere, perché le carriere di fatto sono già separate, le ha separate la riforma Cartabia, cosa fa questa riforma? Divide in due il CSM creando le condizioni per far venire meno il sistema di bilanciamento dei poteri previsto dalla nostra Costituzione liberale».
Lo scontro sulle fake news nel dibattito nazionale
Si è parlato anche del clima del confronto politico in vista del referendum. Bonafè ha commentato le dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervenuto in mattinata a Grosseto, che ha criticato la campagna del No accusandola di diffondere informazioni false.
Secondo la vicecapogruppo dem nel dibattito pubblico «c’è un reciproco scambio di fake news» e ha aggiunto di «fare fatica a prendere lezioni dal ministro Nordio», ricordando le polemiche nate quando il ministro aveva definito il Consiglio Superiore della Magistratura un organismo “paramafioso”. Bonafè ha sottolineato che il CSM è «un organo costituzionale presieduto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella», invitando ad abbassare i toni del confronto politico.
Guardando agli ultimi giorni di campagna referendaria, Bonafè ha spiegato che l’obiettivo resta quello di continuare a discutere nel merito della riforma e delle sue conseguenze sul sistema giudiziario. «Noi continuiamo a fare una campagna referendaria spiegando i motivi per i quali bisogna dire no a una riforma che è stata fatta anche con forzature in Parlamento e che, se approvata, non migliorerebbe l’efficienza del servizio giustizia per i cittadini».
L’intervento dell’avvocato Giorgi
«Tutti sappiamo che le leggi le fa il Parlamento – ha detto l’avvocato Luciano Giorgi che ha aperto i lavori – ma per un giorno con il referendum il legislatore è il cittadino» prosegue l’avvocato che invita gli elettori a «far emergere una sana protesta contro l’uso del referendum in questa occasione andando tutti a votare per il No, così la prossima volta ci penseranno a fare una riforma usando questo metodo, bypassanso il sistema costituzionale della doppia lettura».
«La Costituzione prevede che possano essere inserite riforme alla Costituzione stessa, ma così come quando venne varata da forze politiche che uscivano dalla guerra, forze politiche che avevano valori differenti e che trovarono una sintesi regalandoci la più bella costituzione del mondo, anche per modificarla andava trovata questa sintesi, e questo viene fatto facendo una doppia lettura delle modifiche che vanno approvate dai due terzi degli aventi diritto, solo così non si da luogo al referendum. Se i voti sono meno invece è necessario un referendum confermativo. E questa è stata una scelta politica di questo Governo, di andare avanti senza confrontarsi con le altre forze politiche, senza accettare il minimo cambiamento, senza trovare un compromesso come pure accettarono i padri costituenti. Pensavano di avere il vento in poppa, una maggioranza consistente nel paese».
«La Costituzione è fondamento delle altre leggi dello Stato che ad essa debbono essere conformi» prosegue Giorgi che critica la riforma anche nel merito.
«L’obbligatorietà dell’azione penale del Pm è un principio di eguaglianza fondamentale che lo porta ad agire nei confronti di tutti senza guardare in faccia a nessuno. L’articolo 104 secondo cui la magistratura è un organo autonomo e indipendente da qualsiasi altro potere. E quali sono questi poteri? Il Parlamento, il Presidente della repubblica, il Governo. La magistratura deve restare autonoma e indipendente perché è un organo di controllo».
«Ci sono 9500 magistrati in Italia, ne mancano 1500, ma non coprono questi posti per dimostrare che il sistema è inefficiente. Con il Pnrr hanno assunto 12mila persone per supportare i magistrati negli uffici giudiziari, hanno smaltito il 90% degli arretrati in ambito civile e non saranno confermati. Questi sono i problemi della giustizia, non dividere in due la magistratura per delegittimarla e indebolirla».
Pagni: «Non è la riforma della giustizia»
Per Monica Pagni, segretaria generale della CGIL di Grosseto, il punto centrale è comprendere la natura della riforma. «Basta che le persone capiscano che non è la riforma della giustizia e non è nemmeno la riforma delle carriere dei magistrati. È una riforma della magistratura per ridurne il potere nell’ambito del bilanciamento dei poteri costituzionali».
Simiani: «La Costituzione non si cambia così»
Per il deputato Marco Simiani la riforma non affronta i problemi concreti della giustizia italiana. «Molte famiglie e molte imprese chiedono processi più veloci e interventi sui nodi reali del sistema giudiziario, dal funzionamento dei tribunali alla situazione delle carceri».
Secondo il parlamentare dem «non si cambia la Costituzione senza risolvere i problemi reali». La riforma, ha concluso, «impone ai magistrati dinamiche che rischiano di minare l’indipendenza della magistratura e questo va evitato».
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