
ORBETELLO – La presenza dei lupi nelle campagne maremmane torna al centro del dibattito dopo «l’ennesimo attacco a un allevamento in località “La Selva” ad Albinia, dove ha sede l’azienda di Luigi Farina» racconta la presidente del comitato Patsori d’Italia Mirella Pastorelli.
Secondo il racconto degli allevatori, nella mattinata di venerdì, intorno alle 11, tre lupi si sarebbero avvicinati al gregge senza timore, fino a predare una pecora sotto gli occhi di un operaio. L’episodio viene descritto come particolarmente violento e traumatico per chi era presente.
«È stato un momento terribile», racconta Luigi Farina, che riferisce di aver sentito «il belare degli agnelli impauriti e la vista della pecora sbranata». L’allevatore aggiunge che si tratta di «qualcosa che non si può dimenticare più», sottolineando la gravità di quanto accaduto e l’impatto emotivo sugli addetti all’azienda.
Mirella Pastorelli definisce la situazione «vergognosa» e afferma che «non è più tollerabile questa situazione». Secondo Pastorelli «gli allevamenti vengono decimati, continuamente, dagli innumerevoli lupi che girano nelle campagne e non solo, mettendo a rischio l’intero comparto caseario».
Farina, evidenziando una situazione definita “critica”, sostiene che gli allevatori, «uniti in un’unica voce», chiedono «risposte serie, prima che le poche aziende ormai sopravvissute non decidano di chiudere, provocando grossi danni non solo alla produzione, ma all’ambiente stesso». L’allevatore collega infatti l’eventuale abbandono delle campagne a fenomeni di desertificazione e a possibili problemi idrogeologici.
La presidente del Comitato richiama direttamente la responsabilità della politica, rivolgendo un appello al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Pastorelli ricorda che si è concluso mercoledì «l’iter del recepimento del declassamento del lupo, da specie particolarmente protetta a specie protetta» e chiede che «vengano messi in atto, in tempi velocissimi, i contenimenti nazionali in modo che ogni qualvolta che si avvisano situazioni come quella subita dall’allevatore Farina si mettano in atto i prelievi».
Secondo la presidente, un piano di gestione nazionale del lupo sarebbe «fondamentale per evitare polemiche da parte di chi difende il lupo, sostenendo che non può essere abbattuto se non all’interno di un piano nazionale». Pastorelli critica inoltre «chi si è sempre avvalso di cospicui fondi europei per studi sul lupo, senza produrre risultati concreti» e che, a suo giudizio, si opporrebbe al declassamento «perché ignaro della triste situazione che vivono ogni giorno gli allevatori».
Il confronto tra esigenze di tutela della fauna selvatica e salvaguardia delle attività zootecniche rimane dunque aperto, in attesa delle future decisioni sul piano nazionale di gestione del lupo e sulle eventuali misure di contenimento annunciate a livello governativo.