
GROSSETO – Nel 2025 il Comune di Grosseto, grazie alla mediazione del professor Stefano Campana dell’UniSi, ha concluso un importante accordo con Global Digital Heritage, ente no-profit americano che ha come missione la documentazione, il monitoraggio e la preservazione del patrimonio mondiale sia culturale che paesaggistico.
Il team internazionale di esperti di Gdh è approdato al Maam allo scopo di digitalizzare parte della collezione del Museo. I reperti della sezione dedicata a Roselle sono usciti dalle loro vetrine, per essere scansionati con la tecnica della fotogrammetria: in pratica, ogni reperto è stato posizionato su un ripiano rotante e fotografato da più angolazioni. In un secondo momento, attraverso l’uso di software specifici, le immagini raccolte in 2D sono state trasformate in modelli 3D di altissima qualità.
Per le statue romane in marmo di grandi dimensioni, sulle quali non è possibile applicare questa tecnica, gli esperti di Gdh hanno utilizzato laser scanner di ultima generazione.
Un lavoro complesso e impegnativo, durato alcune settimane, che ha visto lavorare fianco a fianco i professionisti di Gdh, le archeologhe Francesca Colmayer, Paola Spaziani e la restauratrice Cristina Barsotti del Maam, in accordo con la Sabap delle province di Siena, Grosseto e Arezzo.
Il risultato finale è una collezione composta da più di 400 reperti in 3D liberamente consultabili digitando Maam sulla piattaforma Sketchfab.
L’assessore alla Cultura, Luca Agresti, commenta: “Come amministrazione siamo orgogliosi del lavoro di digitalizzazione dei reperti del Maam, che porta il Museo a un nuovo livello di fruizione per i visitatori e per gli esperti e ci pone al passo con il Piano Nazionale di Digitalizzazione del Ministero della Cultura e all’avanguardia in questo settore. Un percorso virtuoso che persegue uno degli obiettivi dell’Assessorato alla cultura, quello cioè di rendere il nostro patrimonio quanto più fruibile possibile, attirando nuovi pubblici che possano usufruire delle bellezze che abbiamo la fortuna di conservare”.
“Il progetto è fondamentale per il nostro Museo – sottolinea il direttore del Maam, Luca Giannini – perché ci permette di portare avanti una attenta azione scientifica e di studio continuando a intessere relazioni con importanti attori culturali italiani e stranieri, come ricercatori e università. Digitalizzare non è un mero vezzo estetico, ma è un atto consapevole di salvaguardia e di tutela del patrimonio materiale e un’apertura fondamentale al mondo della ricerca. Il mio grazie più sentito va al professor Herbert D. G. Maschner, al professor Stefano Campana, alla dottoressa Diletta Bigiotti, alla dottoressa Benedetta Pacini e a tutto il meraviglioso staff di professionisti che Gdh ha messo in campo per noi”.