
MASSA MARITTIMA – “Esprimo la mia piena e sincera solidarietà agli agenti della Polizia penitenziaria, all’ispettore rimasto ferito e alla direttrice della Casa circondariale di Massa Marittima, dottoressa Cristina Morrone, per i gravi fatti accaduti nei giorni scorsi all’interno dell’istituto”.
È quanto dichiara il deputato grossetano di Fratelli d’Italia, Fabrizio Rossi, commentando la violenta protesta scoppiata nel carcere massetano che ha portato all’aggressione di un ispettore della Polizia penitenziaria e di un detenuto.
“Quanto accaduto – prosegue Rossi – è inaccettabile e va condannato con fermezza. Chi opera quotidianamente nelle carceri italiane svolge un lavoro difficile e delicato, spesso in condizioni complesse e con carichi di responsabilità enormi. Gli uomini e le donne della Polizia penitenziaria meritano rispetto, tutela e strumenti adeguati a garantire ordine e sicurezza all’interno degli istituti”.
“Da tempo – sottolinea Rossi – sono impegnato a livello parlamentare per affrontare le criticità delle carceri italiane, a partire dalla carenza di personale e dalle strutture non sempre adeguate. Episodi come quello avvenuto a Massa Marittima dimostrano quanto sia necessario continuare a lavorare per migliorare le condizioni del sistema penitenziario”.
“In questo quadro – commenta Rossi – diventa fondamentale il progetto del nuovo carcere di Grosseto nell’area dell’ex Barbetti, un intervento strategico che è ormai pronto per essere attuato e che rappresenta una risposta concreta per rafforzare la sicurezza, migliorare le condizioni di lavoro degli operatori e garantire strutture più moderne ed efficienti”.
“Non solo. Occorre che certi detenuti debbano scontare le pene nei loro Paesi, in modo da ricevere l’assistenza che la loro cultura ammette. Noi non siamo un paese musulmano. In Italia si applica la legge dello Stato italiano così come si conservano la cultura e le nostre tradizioni: anche in carcere. Chi è venuto in Italia con intenzioni diverse, chi è venuto a delinquere, chi è venuto a commettere reati, sappia che anche nei nostri istituti di pena non si cambiano i nostri usi e costumi”, conclude Fabrizio Rossi.
