
GROSSETO – Sciopero e presidio di due ore, davanti alle Poste centrali di piazza Rosselli a Grosseto, del personale addetto alle pulizie negli uffici postali. Sono dipendenti di Miorelli, azienda che da ottobre ha in appalto il servizio di pulizia negli uffici postali in tutta la Toscana. La mobilitazione coinvolge anche la provincia di Grosseto, ma riguarda un problema di carattere regionale.
Si tratta in maggioranza di donne, impegnate quotidianamente nelle pulizie in più sedi, spesso utilizzando mezzi propri e con spostamenti continui sul territorio. Al centro della protesta c’è il tema dei rimborsi chilometrici e delle condizioni contrattuali: non viene riconosciuto lo spostamento da un appalto all’altro, da ufficio a ufficio postale e non vengono riconosciute maggiorazioni previste dal Ccnl (ad esempio per il sabato e per la domenica).
Filcams Cgil Grosseto segue le questione e sostiene le richieste delle lavoratrici e dei lavoratori: era stato chiesto il rimborso chilometrico sulla base delle tabelle Aci, proposta respinta dall’azienda che ha rilanciato con un compromesso pari a 0,25 euro/km a partire da gennaio 2026. A febbraio la situazione è ulteriormente peggiorata: i chilometri rimborsati sono stati dimezzati, con la motivazione di verifiche interne legate a presunti “ritocchini” da parte di alcuni, scelta che però ha finito per penalizzare l’intero personale.
Lo sciopero è stato portato avanti da circa 25 persone, la totalità. Il servizio di pulizia, quindi, oggi è scoperto negli uffici della provincia. Nonostante l’alta adesione allo sciopero, al presidio era presente un numero inferiore di lavoratrici, perché per alcune (provenienti da più lontano del capoluogo) oltre a perdere la giornata di lavoro era particolarmente oneroso spostarsi.
Davanti a tutti c’è l’evidenza che per le lavoratrici dover arrivare a chiedere questo sciopero è un’ulteriore sconfitta, significa essere all’esasperazione per cercare di ottenere semplicemente il giusto riconoscimento: fare sciopero significa perdere una giornata di lavoro, e su una busta paga media di 300 euro pesa come un macigno. Un macigno che si sono fatte carico di portare in piazza per rendere evidenti le loro difficoltà e per vederle risolte.
«Lo sciopero nasce dalle lavoratrici: sono arrivate al punto di non avere i soldi per fare benzina e quindi anche di non poter materialmente andare al lavoro», ricorda Pier Paolo Micci, segretario Filcams Cgil Grosseto.
«Parliamo di lavoratrici e lavoratori, in maggioranza donne, con buste paga medie da 250 a 300 euro – ricorda Micci, segretario Filcams Cgil Grosseto – chiamate a spostarsi continuamente con mezzi propri per interventi anche di 20-30 minuti per ufficio. In queste condizioni la quota rimborsi, quando riconosciuta, può arrivare a pesare tantissimo, e quando viene tagliata o ridotta diventa impossibile andare avanti».
«Filcams ha contattato l’azienda più volte – ricorda Maikol Ricci, funzionario Filcams Cgil Grosseto – prima nessuna risposta, poi ci hanno richiamato solo quando è stato proclamato lo sciopero dicendo che volevano discuterne già da prima. Ma sono entrati in appalto da ottobre e fino ad oggi non si era mosso nulla».
«In alcuni casi le lavoratrici sono state mandate anche fuori provincia perché in altri territori c’erano agitazioni per le medesime questioni – puntualizza Ricci – questo rende ancora più pesante il tema degli spostamenti e dei rimborsi».
«Ci sono segnalazioni molto gravi – ricorda Simona Luti, funzionaria Filcams Cgil Grosseto – ore lavorate finite in busta paga come “permessi non retribuiti”, niente maggiorazioni per il sabato e problemi anche sulle domeniche, che non vengono pagate come dovrebbero “perché costerebbe troppo”».
«La maggior parte delle ragazze ha contratti da un’ora e mezzo o due ore – ricorda – ma nei fatti lavora molto di più. Può capitare di essere mandate, per un intervento di 20 minuti, anche in territori lontani come il Senese, o in località della provincia comunque lontane dal luogo di residenza della lavoratrice, come Murci.
In quei casi non c’è possibilità di avere rimborsi per i km tra uffici perché ce n’è solo uno, e non viene riconosciuto qualcosa neppure per il tratto di strada di ritorno. È una condizione che, senza i giusti rimborsi e maggiorazioni, non può reggere».