
SCARLINO – «Desideriamo ringraziare l’onorevole Marco Simiani del Partito democratico per l’interessamento sulla gestione delle riserve biogenetiche ed in particolare quella del Tombolo di Scarlino».
Così il gruppo consiliare Scarlino nel Cuore in una nota.
«Come “Scarlino nel Cuore” abbiamo sollevato anche in campagna elettorale i dubbi sulla gestione della pineta, adesso con l’interrogazione parlamentare e la risposta del Ministero dell’Ambiente i dubbi sono stati confermati. La mancanza di un piano di gestione riflette lo stato in cui versa la pineta e, nonostante l’intervento del nucleo ambientale dell’Arma, che ringraziamo, per la bonifica e piantumazione dell’area incendiata ed i finanziamenti regionali per la mitigazione del rischio incendi, la strada da seguire è ancora lunga. Vi è la reale necessità di un salto di qualità».
«La riserva biogenetica del Tombolo di Scarlino ha bisogno di una vera gestione non sulla carta, ma una sinergia di interventi che vedano coinvolti la forestale e la Regione per il tramite delle Bandite di Scarlino, soggetto delegato ai sensi della lrt 39/00 alla gestione del patrimonio agricolo forestale regionale, che vadano nella direzione della salvaguardia e tutela della pineta, un patrimonio ambientale importante stante anche la localizzazione sul litorale del golfo di Follonica. La riserva versa ad oggi in uno stato di generale abbandono, con bivacchi e sporcizia ovunque con il rischio reale di proliferazione di attività illegali quali spaccio e commercio abusivo oltre che potenziali inneschi di incendi. La riprova di tale rischio è documentabile con il vasto incendio di questa estate che ha colpito la pineta stessa. Fortuna ha voluto che non ci siano stati feriti o peggio vista la numerosa presenza di cittadini e turisti sulla spiaggia antistante, anche se le attività balneari ne hanno risentito in termini di attrattività turistica».
«Salvaguardia e tutela però devono essere intese anche come fruizione della pineta, visto che ad oggi la gran parte risulta circondata da una posticcia recinzione con relativo divieto di accesso, ma che appunto dato lo scarso interesse o ancor peggio la mancanza di risorse hanno determinato le conseguenze prima descritte. Crediamo quindi che serva coraggio nel disegnare una nuova idea di gestione e che si restituisca un patrimonio ambientale alla collettività che merita di beneficiarne. Noi siamo pronti a fare la nostra parte».