
FOLLONICA – «La nostra associazione alla fine non fa altro che lanciare un grido di dolore. Purtroppo stiamo trasformando un’area ricca di opportunità in un deserto meccanico». Queste le parole di Claudio Saragosa e dell’associazione Osservatorio Pievaccia riguardo il nuovo progetto previsto per il Parco centrale di Follonica.
«Ci siamo molto preoccupati quando abbiamo sentito la proposta di trasformare il Parco centrale in un parcheggio centrale con 500 posti auto – ha proseguito Saragosa nel corso di una conferenza stampa alla libreria Altri Mondi -. Follonica ha spazi verdi che sono stati sempre rispettati, a partire dalle pinete di Ponente e di Levante. Sin da subito sono state risorse qualitative anche per attrarre il turismo. Nel corso del tempo la città si è ingrandita, per questo c’è stato bisogno di trovare nuove aree verdi. Tanti anni fa è quindi iniziato il processo di recupero che ha coinvolto gli impianti sportivi, l’area ex Ilva (con strutture culturali di notevole rilievo) e nel mezzo un’area che poteva restare abbandonata ma è stata trasformata in parco. Oggi si sta di nuovo trasformando un luogo identitario per la città in un parcheggio. Non ci sembra la direzione giusta. Se riempiamo i nostri luoghi di macchine otteniamo solo confusione e continua circolazione».
«I turisti non vengono a visitare parcheggi»
Secondo l’associazione stiamo tornando al “funzionalismo banale degli anni ’60“, per il quale in nome delle necessità più immediate si sacrificavano spesso visioni più lungimiranti ignorando le aree verdi e puntando sul costruire il più possibile. Critiche anche per quanto riguarda l’aspetto del turismo: «I turisti non vengono di certo a visitare i parcheggi, ma la città con tutto quello che può offrire – ha proseguito l’associazione -. Vogliamo lanciare l’idea che ci possa essere una visione diversa e ci piacerebbe che la città discutesse di questi temi perché una volta trasformata l’area in parcheggio sarà difficile tornare indietro».
Da un certo punto di vista c’è da dire che la zona che ospiterà i nuovi posti auto è apparsa sin dalla sua creazione come un’area asfaltata e strutturata come un parcheggio. Sulla questione La Pievaccia afferma che «in passato i parcheggi erano previsti, ma sottoterra. Poi il progetto è stato rivisto e ha assunto la forma disgraziata di un’area mercatale che somiglia ad un parcheggio. Detto che sono stati compiuti errori di valutazione, dando alla zona una forma che ispira altro, non possiamo “buttare il bambino con l’acqua sporca”. Possiamo invece lavorare affinché quella forma assuma un carattere più confacente a un’area verde».
Una città in crisi?
Più in generale l’associazione sottolinea che, sebbene Follonica sia vista come uno dei punti più attrattivi della provincia, oggi è una città in crisi: «Ha quasi totalmente perso la sua identità storica di città manifatturiera e quella, più recente, di città turistica, e stenta a percorrere un nuovo processo di qualificazione. I sintomi di questa crisi sono evidenziati da tanti indicatori uno dei quali, la demografia, è davvero impietoso: un calo di residenti ogni anno sempre più grave e un crescente invecchiamento della popolazione. A questa nostra piccola città resta solo da scommettere su un forte processo di riqualificazione, anche urbanistico. Ma sembra che percorsi tracciati in un passato recente siano sempre più messi sullo sfondo e alcuni elementi, faticosamente riscoperti, di nuovo si perdono nell’omologazione e nell’appiattimento».
A partire da via Amorotti, la strada pedonale con vista sul cancello dell’Ilva e sempre più trafficata/popolata da auto in sosta, fino al nuovo progetto per il Parco Centrale: «Certo nessuno nega la necessità di rendere più efficiente anche il movimento meccanico in città, ma forse la risoluzione del problema richiederebbe uno sforzo progettuale più raffinato. Ci vorrebbe una visione di città, piuttosto che una visione semplicistica che sacrifica quei pochi luoghi urbani che mantengono un’innegabile qualità». Le critiche dell’associazione sono anche per l’Urban Center, strumento voluto dall’Amministrazione comunale per ridisegnare il futuro di Follonica con la promessa di una maggiore attenzione agli spazi sociali, alle aree verdi e alla permeabilizzazione della città a sfavore della cementificazione: «Con l’Urban Center sembravano esserci presupposti completamente diversi, a partire dalla gestione delle acque meteoriche – ha affermato Saragosa -. Invece uno dei primi atti pratici è esattamente l’opposto di quanto annunciato. Ci siamo svegliati da questo sogno e ci siamo resi conto di essere in un incubo. Non si sta capendo dove si sta andando».
La soluzione: «Avremmo bisogno di sognare un po’ di più»
«Ora i casi sono due – conclude La Pievaccia -: o si lavora per consolidare un progetto strategico per la città e il suo territorio, in una valorizzazione della storia e della natura, o si lavora per banalizzare e seppellire la qualità territoriale che è l’unica risorsa che abbiamo: un golfo stupendo, acque marine di grande qualità, ma anche luoghi accoglienti in cui passare piacevolmente il tempo, da cittadini e da turisti. È vero, ancora c’è da lavorare molto, ma se alcune strutture urbane ancora non hanno la qualità che dovrebbero avere, non possiamo sacrificarle per funzioni banali, dobbiamo rimboccarci le maniche per trovare soluzioni più idonee. Ora è il momento, data la nostra crisi evidenziata anche solo dai parametri demografici, di pensare ad un futuro diverso. In questa città avremmo bisogno di sognare un po’, come sognò Leopoldo di Lorena quando questa città la fondò. Lui per Follonica sognava un’organizzazione territoriale organica e coerente, legava l’insediamento alle sue potenzialità economiche, pensava ad una città raccordata ad altre esistenti. Dobbiamo far resuscitare quell’uomo illuminato sviluppando visioni di una città che valorizzi i segni della storia e della natura, piuttosto che disegnare quadri che banalizzano il reale e trasformano la ricchezza morfologica ed economica in un deserto meccanico».
Nel frattempo proseguono gli incontri pubblici dell’associazione per discutere di questo e di altri temi. Il prossimo, intitolato “Le acque e le terre. La rigenerazione ambientale della Val di Pecora” è in programma sabato 7 marzo alle 17 alla sala Tirreno. Conduce Claudio Saragosa, presenti Iacopo Bernetti (Università di Firenze), Simone Rusci (Università di Pisa) e Alessandro Fabbrizzi (Cb5 Toscana Costa).


