
SCARLINO – Un anno esatto: da febbraio a febbraio. Tanto ha impiegato la lettera inviata dall’Asl con il referto medico di un esame fatto ad arrivare al paziente che l’aveva fatto, il 14 febbraio del 2025.
«Il 17 febbraio scorso mi è successo una cosa miracolosa – racconta un nostro lettore -. Mi è arrivato finalmente dall’ospedale di Grosseto il referto di un esame istologico di un prelievo di tessuto dello stomaco, fatto in sede di gastroscopia… ma il prelievo mi fu fatto nel febbraio 2025. Esattamente un anno fa, un anno preciso. Non è un buonissimo “responso”, ho molte criticità ma pare nulla di “cancerogeno” anche se devo farlo poi vedere al mio medico».
L’uomo, in pensione, aveva fatto una esofagogastroduodenoscopia. Nell’occasione era stata richiesta (in fase di esame) e fatta una biopsia. Il risultato però non è più arrivato. Tra l’altro nel foglio di accettazione alla sezione ritiro referti era presente la dicitura “non disponibile”, senza alcuna data, come se non fosse possibile prenderlo di persona.
«La mia dottoressa di famiglia ha poi lasciato il servizio, con tutti i problemi connessi per avere un nuovo medico. Ho aspettato per un po’, poi però, sono sincero, mi è passato di mente. Sino a pochi giorni fa, quando è arrivato il risultato».
Secondo quanto afferma la Asl il caso è stato “refertato” digitalmente in data 20 febbraio 2025. Da quel momento era visibile dal medico richiedente della biopsia, un medico dell’ospedale che però non aveva contatti con il paziente come sarebbe stato per il medico di base. Sempre secondo quanto afferma la Asl il referto è stato inviato nei tempi previsti.
La domanda è che percorso abbia fatto, una volta partita la busta dall’ospedale, per impiegare un anno prima di arrivare a casa del nostro lettore. Forse si è fermata in qualche ufficio postale e infine è stata portata dal postino a destinazione dopo un “giretto del mondo” di un anno.
«Tra l’altro il referto non l’ho mai trovato neppure sul mio fascicolo digitale. Come avrei dovuto fare a sapere se stavo bene? Se devo prendere dei farmaci? E se fosse stato qualcosa di più grave?» conclude il lettore.