
GROSSETO – È una replica dura quella dell’imprenditore grossetano Kaudjo Viska alle parole del consigliere comunale del Movimento 5 Stelle Giacomo Gori, che nei giorni scorsi aveva criticato l’attività dell’Ufficio relazioni internazionali del Comune e le missioni negli Emirati Arabi Uniti, parlando di “Comune-Azienda” e di una gestione sbilanciata verso una ristretta cerchia di imprenditori.
Viska respinge le accuse e difende con forza il lavoro svolto dall’amministrazione guidata dal sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e dal presidente del Consiglio comunale Fausto Turbanti.
«È vergognoso attaccare costantemente l’ufficio internazionalizzazione – afferma – anche perché è un ufficio che funziona. L’opposizione continua a criticare senza conoscere realmente il lavoro che viene fatto. Prima di scrivere certe cose, che vanno avanti da mesi, dovrebbero chiedere a noi imprenditori. Nessuno ha mai chiesto niente».
Secondo Viska, il giudizio delle aziende coinvolte è netto: «Ti posso garantire che tutti gli imprenditori sono veramente contenti. Grosseto, grazie al sindaco e al presidente del Consiglio, ci sta aprendo le porte nel mondo. C’è chi è a Dubai, chi nei Balcani, chi in Olanda, chi in Spagna. Non si tratta di viaggi simbolici: ti accompagnano, ti mettono in contatto con le persone giuste, ti spiegano come sviluppare un progetto all’estero e come esportare. Poi è chiaro che dobbiamo essere bravi noi imprenditori, ma l’istituzione ci mette nelle condizioni di poterlo fare».
L’imprenditore interviene anche sulle polemiche legate alla missione negli Emirati Arabi Uniti, tra Dubai e Abu Dhabi: «Personalmente non credo che uno come il sindaco o come Fausto Turbanti abbia voglia di farsi quattro giorni a Dubai, con due giorni di viaggio effettivo. So che hanno fatto oltre 50 ore reali tra aerei, scali, spostamenti. Ma come ci si permette di mettere in dubbio questo impegno? Queste persone vanno stimate e ringraziate, perché stanno lavorando per aprire mercati alle nostre imprese».
Per Viska il punto centrale è uno: «Se vogliamo il bene della città, la politica non deve avere colori. Se l’ufficio funziona o non funziona lo si chiede prima a noi imprenditori. Ma se tutti sono contenti e le porte si stanno aprendo, di cosa stiamo parlando? C’è chi tornerà all’estero il mese prossimo grazie a questo percorso, chi a settembre, chi a novembre. È un lavoro concreto, non uno slogan».
La replica dell’imprenditore si inserisce in un dibattito politico destinato a proseguire, tra chi vede nell’internazionalizzazione una leva di sviluppo per il tessuto economico locale e chi, invece, teme una sovrapposizione tra ruolo pubblico e interessi privati. Intanto, dal fronte delle imprese coinvolte, arriva una presa di posizione chiara a sostegno del progetto.