
PORTO ERCOLE – «La chiusura di un intero paese non può essere liquidata con un cartello improvvisato e una freccia d’obbligo. È quanto sta accadendo a Porto Ercole, dove i lavori di metanizzazione stanno trasformando un intervento necessario in un caso emblematico di gestione approssimativa dai contorni grotteschi. Non ci meritiamo tutto questo» afferma Marco Nieto capogruppo di Svolta per l’Argentario.
«Nessuno mette in discussione l’importanza della metanizzazione. Portare il gas significa modernizzazione, sicurezza, servizi migliori per cittadini e imprese. Ma la differenza tra un’amministrazione capace e una improvvisata sta tutta nelle modalità operative. All’ingresso del paese compare un cartello scritto a mano: “Strada chiusa a 300 mt”, appoggiato su una cassetta di fortuna, con sopra il classico segnale triangolare di lavori in corso. Nessuna indicazione chiara sui percorsi alternativi, nessuna mappa, nessuna spiegazione dettagliata. Solo un avviso generico e una freccia obbligatoria».
«È questa la comunicazione istituzionale per una chiusura che incide sulla vita di un’intera comunità? Un cartello del genere non è solo insufficiente: è imbarazzante. Trasmette un senso di precarietà e disorganizzazione che mal si concilia con un intervento pubblico pianificato. In un territorio a forte vocazione turistica come Porto Ercole, un messaggio del genere equivale a dire ai visitatori: “Non entrate, arrangiatevi”. La gestione di un cantiere non si misura soltanto con l’apertura delle trincee, ma con la capacità di minimizzare l’impatto su residenti, commercianti, turisti e servizi essenziali. Qui, invece, sembra prevalere la logica dell’ultimo minuto: si chiude e si avvisa nel modo più sbrigativo possibile» prosegue Nieto.
«Dov’è la segnaletica progressiva già dai punti di accesso principali? Chi governa non può limitarsi a sostenere che “i lavori sono necessari”. Questo è evidente a tutti. Governare significa organizzare, spiegare, programmare e soprattutto rispettare la comunità. Porto Ercole merita infrastrutture moderne, ma merita anche una gestione all’altezza. Perché un paese non si chiude con un cartello scritto a pennarello. Un paese si amministra con responsabilità».