
GROSSETO – “Riforma della giustizia: liberi o contrari?” è questo il titolo dell’incontro organizzato dall’associazione Liberi e Forti Grosseto. Un confronto tra professionisti e operatori del settore.

GROSSETO – “Riforma della giustizia: liberi o contrari?” è questo il titolo dell’incontro organizzato dall’associazione Liberi e Forti Grosseto. Un confronto tra professionisti e operatori del settore.
Ad aprire l’incontro è stato il presidente di Luberi e forti Luca Angelini, che ha illustrato l’identità e le finalità dell’associazione, richiamando il legame ideale con l’appello ai “liberi e forti” di Luigi Sturzo.
Angelini ha inoltre valorizzato le opere esposte per l’occasione dal socio Umberto Tripodi, che saranno protagoniste anche della prossima iniziativa già in fase di organizzazione.
La parola è poi passata all’avvocato Alessandro Oneto, presidente dell’Ordine degli avvocati di Grosseto, che ha illustrato il contenuto della riforma della giustizia spiegando come il testo costituzionale potrebbe essere modificato, analizzando le proposte oggetto del referendum.
A guidare il dibattito è stato Emanuel Cerciello, fondatore dell’associazione, che ha strutturato il confronto attraverso cinque domande rivolte ai due ospiti.
Da un lato la senatrice Francesca Scopelliti, presidente del Comitato dei cittadini per il Sì; dall’altro l’avvocato Christian Sensi, coordinatore del Comitato avvocati per il No.
I due relatori hanno concluso l’incontro con il rispettivo appello al voto, suggellando il confronto con un gesto simbolico di distensione: un abbraccio finale tra i protagonisti del dibattito.
«Momento particolarmente significativo è stato quello dedicato agli interventi dalla platea. Cittadini, magistrati e noti avvocati del territorio hanno espresso le proprie opinioni sulla modifica costituzionale, contribuendo ad arricchire il confronto con punti di vista diversi e qualificati. Un’iniziativa che ha confermato la volontà di promuovere un dibattito pubblico informato, pluralista e rispettoso, su un tema centrale per il futuro dell’ordinamento giudiziario italiano» conclude Luca Angelini.