
GROSSETO – L’intervento della Guardia di Finanza in Comune, su mandato della Procura della Corte dei Conti, segna un passaggio che, secondo il consigliere comunale Giacomo Gori, cambia completamente il quadro politico della vicenda legata alle missioni all’estero.
«Quello che l’amministrazione definiva “polemiche da cabaret” si è trasformato in un caso amministrativo e giudiziario di estrema gravità», afferma Gori. «Mi trovo costretto a constatare di essere stato un facile profeta: i dubbi che avevo sollevato sulla trasparenza e sulla gestione delle missioni all’estero non erano “riflessi comunisti”, ma preoccupazioni fondate sulla tutela della cosa pubblica».
«Ora è la magistratura a cercare chiarimenti»
Il consigliere spiega che, alla luce degli sviluppi, non ritiene più necessaria l’interrogazione consiliare annunciata nei giorni scorsi. «L’urgenza di una risposta politica è stata superata dai fatti. Oggi è la magistratura contabile a cercare chiarimenti sul funzionamento dell’ufficio relazioni internazionali, acquisendo atti e documenti per valutare la correttezza dell’operato dell’ente».
«Il costo zero ignora spese e rischi reputazionali»
Gori replica anche alle dichiarazioni del consigliere Andrea Vasellini, che aveva parlato di missione a “costo zero” sostenendo che, essendosi le imprese pagate il viaggio, non fosse necessario alcun bando.
«Questa visione ignora totalmente i costi indiretti e i rischi reputazionali», sottolinea Gori. «L’ufficio relazioni internazionali, con personale e risorse pagate dai cittadini, ha lavorato per costruire la missione. Se la macchina pubblica viene messa al servizio di una delegazione ristretta senza una chiara qualità e ampia diffusione dell’opportunità, si configura esattamente quell’utilizzo “subdolo” e poco trasparente delle istituzioni che avevo denunciato».
Il consigliere richiama inoltre una recente posizione di ANAC, ricordando che «gli accordi di sponsorizzazione devono essere formalizzati, determinando le prestazioni e la ripartizione dei compiti e degli oneri economici tra parte pubblica e parte privata».
«Le istituzioni appartengono a tutti»
Per Gori il nodo è anche politico e simbolico. «Le istituzioni appartengono a tutti. Utilizzare il prestigio e i canali diplomatici del Comune come “apripista” per interessi privati non può prescindere da una condotta più che trasparente e più che partecipata».
E aggiunge: «Paragonare una missione ufficiale presso un’Ambasciata a una “cena in pizzeria”, come dichiarato dal consigliere Vasellini, è un insulto al valore della rappresentanza istituzionale».
«Ora la parola passa ai magistrati»
Infine, Gori evidenzia il cambio di scenario determinato dall’intervento della Guardia di Finanza: «Non è più il tempo dei comunicati sarcastici o degli attacchi ideologici. Mentre l’amministrazione sceglieva il silenzio o lo scherno, la Guardia di Finanza entrava negli uffici per fare luce su un ambito “circoscritto e specifico” della gestione amministrativa».
«Ora che la parola passa ai magistrati – conclude – resta l’amarezza di vedere il nome della nostra città accostato a indagini contabili per una gestione che, fin dall’inizio, è apparsa priva del necessario rigore e della dovuta trasparenza verso tutti i cittadini e gli imprenditori del territorio meno “fortunati”, meno “informati” e meno “facoltosi”».