
GROSSETO – Abbiamo ritrovato per caso, facendo pulizia di vecchi giornali, l’articolo sul quattordicenne morto suicida l’undici settembre dello scorso anno, in una cittadina laziale, proprio nel giorno d’inizio della scuola.
Motivo del gesto, pare fosse da ricondurre alle umiliazioni subite in classe. È stato lui stesso, nel suo diario segreto, a confessare i tormenti vissuti. Il suo gesto, come ha dichiarato la famiglia, sarebbe dunque da ricondurre al timore di tornare in classe e di dover sopportare nuove e continue umiliazioni.
Gli scritti di questo ragazzo, pare che siano analizzati, parola su parola, da una psicologa grafologa forense, attraverso quella che viene chiamata una “autopsia psicologica”. Sarà poi espresso un parere finale ma, qualsiasi parere verrà dato, rimarrà purtroppo la tragedia.
Si parla di umiliazioni subite. Sono state aperte due inchieste giudiziarie: una su quattro compagni di scuola, l’altra contro ignoti. Non vogliamo esprimere commenti, prevarrebbero rabbia e risentimento per quanto accaduto.
Il fatto di cui si parla e la nostra stessa esperienza di studenti, ci porta oggi a ribadire, ciò che scrivemmo nel nostro libricino “Tutta colpa degli spermatozoi”, edito nel 2002, nel racconto “Un odioso professore”. Si trattava del ricordo personale di un vissuto scolastico, che non ci indusse a gesti estremi, ma lasciò comunque una ferita a ricordo di un ingiusto atto persecutorio perpetrato da un insegnante di latino, nei confronti di un ragazzino di undici anni (che il latino lo sapeva!).
Leggere oggi di questo suicidio, mosso da tormenti e da umiliazioni vissute nell’ambito scolastico, ci porta a riflettere seriamente sul caso ed esprimere un pensiero. Al di là di quella che può essere stata una incapacità del ragazzo a mantenere equilibrio e superare il suo stato d’animo, c’è stata però l’assenza, la disattenzione, la superficialità di quei soggetti che avrebbero dovuto accorgersi di latenti segnali di richiesta di aiuto di questo povero ragazzino.
Una richiesta di aiuto, purtroppo non avvertita e non recepita!
Esprimiamo dunque l’idea, che insegnare, non significa semplicemente fornire dati e nozioni sulle materie, ma anche aiutare gli studenti a diventare grandi e all’occorrenza a… superare gli ostacoli.
