
FOLLONICA – «Circa 600mila euro di opere e investimenti per la città di Follonica sono a rischio, non per cause esterne o imprevedibili, ma per un procedimento amministrativo sbagliato, ora formalmente censurato dalla Prefettura. È la città a pagare il prezzo dell’arroganza e dell’inettitudine di chi governa». Così le consigliere e i consiglieri di opposizione Francesca Stella, Mirjam Giorgieri, Emanuele Betti, Andrea Pecorini e Francesco Ciompi hanno attaccato l’operato dell’Amministrazione comunale durante una conferenza stampa nella sala consiliare.
Una maggioranza che, secondo i consiglieri di Pd, Follonica a sinistra e Andrea Pecorini Sindaco, sta seguendo una strada sbagliata sin da inizio mandato: «Non siamo di fronte a singoli errori, ma a un metodo di governo che, arrogante, calpesta regole, istituzioni e interesse pubblico».
Il Consiglio comunale e la variazione di bilancio
In questo caso il motivo del contendere è il Consiglio comunale del 28 novembre scorso. Si trattava infatti dell’ultima occasione per poter apportare modifiche al bilancio prima della chiusura d’esercizio. L’opposizione denunciò però delle irregolarità già a partire dalla Commissione del 26 novembre, propedeutica al Consiglio comunale, nella quale il consigliere di maggioranza Stefano Boscaglia si assentò e, con la successiva uscita dei consiglieri di minoranza Stella e Ciompi, venne a mancare il numero legale per trattare la delibera di variazione di bilancio, con conseguenze sul Consiglio comunale successivo: «Non sta alla minoranza tenere i numeri alla maggioranza. Quest’ultima ha il dovere essendo stata eletta di garantire la presenza per lo svolgimento delle commissioni – ha proseguito l’opposizione -. Abbiamo segnalato che non c’erano le carte in regola per portare la delibera di variazione di bilancio in Consiglio non essendo stata discussa in Commissione, senza che nessuno ci abbia degnato di una risposta».
«Alla fine ci siamo trovati di fronte a una variazione di bilancio dichiarata “urgente” senza pareri obbligatori, senza documentazione completa, senza passaggio in Commissione e senza alcun presupposto reale di urgenza. Di fronte a questa forzatura, e al rifiuto della maggioranza di fermarsi, tutti i gruppi di opposizione hanno lasciato l’aula durante il Consiglio comunale del 28 novembre. La delibera è stata quindi approvata esclusivamente dai consiglieri di maggioranza, che si sono assunti da soli la responsabilità politica di quell’atto».
La richiesta di annullamento
Una delibera che sarebbe quindi viziata da varie irregolarità. Per questo l’opposizione ha subito interpellato la Prefettura che, con una nota ufficiale, ha ora riconosciuto (su conforme parere del Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali del Ministero dell’Interno) come «puntuali e fondate le nostre osservazioni sulla variazione di bilancio approvata il 28 novembre scorso, affermando che l’iter di approvazione della delibera non è stato corretto e invitando l’Amministrazione comunale a valutarne il ritiro in autotutela».
Il ritiro in autotutela comporterebbe un annullamento totale della delibera. Una sorta di “reset” che porterebbe indietro le lancette del tempo e sul quale la minoranza spingerà sin dai prossimi giorni: «Per dare seguito alle richieste della Prefettura, che riteniamo essere l’ultimo baluardo di presidio democratico ed istituzionale, e che ringraziamo per la presa in carico delle nostre istanze, protocolleremo nei prossimi giorni una proposta di deliberazione per il ritiro in autotutela della delibera 60; quella delibera cioè censurata dal Ministero e che variava il bilancio senza essere stata esaminata in commissione consiliare».
Le critiche dell’opposizione: «Arroganza e fragilità nel gestire la cosa pubblica»
La palla, per così dire, ora passa alla maggioranza, che dovrà decidere come comportarsi. Il clima però, come segnalato dall’opposizione, non sarebbe dei migliori: «Continuare così significa sacrificare Follonica sull’altare dell’arroganza e dell’incapacità di chi oggi la governa. Non si tratta di errori isolati, ma spesso di arroganza e di fragilità tecnica. Si sta sottoponendo la città ad una perdita di credibilità e, visto che si tratta di soldi pubblici, il fatto è grave. Amministrare non è facile, nessuno di noi ha la formula magica per governare bene, ma ci sono due elementi che non possono mancare: umiltà e buonsenso. È mancata la politica del buon governo».
Nel corso della conferenza i consiglieri sono infine tornati sugli avvenimenti che hanno coinvolto l’Amministrazione Buoncristiani dal 2024 ad oggi e che hanno fatto discutere: «Una lunga sequenza di disastri istituzionali che abbiamo il dovere di ricordare – hanno commentato -: il sindaco che, al termine di uno scrutinio segreto, ha toccato e osservato le schede votate, violando un principio fondamentale della democrazia e della Costituzione, episodio per il quale abbiamo ritenuto necessario rivolgerci non solo alla Prefettura ma anche alla Procura della Repubblica; la convocazione artificiosa e immotivata di un Consiglio comunale “urgente” per rimediare al caos prodotto dalla maggioranza nello stesso scrutinio segreto, quando nessuna urgenza esisteva per la nomina dei revisori; il tentativo di modificare unilateralmente il Regolamento del Consiglio comunale, nel palese intento di ridurre il ruolo dell’assemblea e comprimere i diritti delle minoranze; – la gestione della vicenda della residenza del Sindaco, che ha prodotto un’ulteriore censura da parte della Prefettura per l’illegittima secretazione di una seduta consiliare, in violazione del principio di pubblicità e trasparenza; il caso della strada di Valli, dove un intero filare di alberi è stato abbattuto prima dell’approvazione degli atti, prima dell’impegno di spesa e senza una relazione tecnico-scientifica resa pubblica, su un’area peraltro sottoposta a vincolo urbanistico».
«Tutti episodi che hanno un filo rosso evidente: l’idea che le regole siano un ostacolo, il Consiglio comunale un fastidio, la trasparenza un optional – concludono i tre gruppi di minoranza -. Le responsabilità politiche di quanto sta accadendo sono chiare e non più eludibili. Ricadono sull’assessore al bilancio, sulla Giunta, sul presidente del Consiglio comunale e sul Sindaco, che non solo non ha garantito il rispetto delle regole, ma è stato direttamente protagonista di alcune delle violazioni più gravi».