
GROSSETO – Rapine ed episodi di violenza stanno segnando la cronaca cittadina e riaccendono il dibattito sulla delinquenza giovanile. Un fenomeno che, secondo l’avvocata Gabriella Capone, va affrontato senza filtri e senza semplificazioni, perché dietro ogni fatto di cronaca si nasconde una frattura profonda nella società e nelle famiglie.
«Sempre più spesso – osserva – i ragazzi sfidano le regole della convivenza civile, le forze dell’ordine, l’educazione ricevuta. Seguono stili di vita tossici, frequentano ambienti sbagliati, commettono reati e violenze, rovinando la propria vita e quella degli altri».
Famiglie che non riconoscono più i figli
Secondo Capone, avvocata e già presidente della Camera minorile di Grosseto, molte famiglie perdono di vista i propri figli e non si accorgono di ciò che sta accadendo loro. Altre, invece, finiscono per diventare concausa del problema, a causa di mancanza di educazione, cura, o per situazioni di degrado, povertà e illegalità.
«Ci sono ragazzi “per bene” e ragazzi che sembrano destinati a finire in certi contesti – spiega – come se la vita non avesse riservato loro alternative».
Spavalderia, adrenalina e assenza di limiti
Molti comportamenti illegali, sottolinea l’avvocata, nascono dalla spavalderia, dal desiderio di trasgredire e dalla ricerca dell’adrenalina. «Telecamere e illuminazione aiutano, ma non fermano chi non ragiona e agisce spinto da una falsa immagine di sé, convinto di essere invincibile».
A 14, 15 o 16 anni, aggiunge, molti ragazzi sembrano pensare di non avere nulla da perdere.
«Quando incontro un minore indagato chiedo se sa cosa rischia»
Nel suo lavoro, Capone pone sempre le stesse domande ai minori indagati: «La prima è se si rendano conto di quanto hanno da perdere. La seconda è se abbiano una reale consapevolezza del fatto commesso».
«I ragazzi che delinquono – prosegue – sembrano vivere solo nel presente, senza una prospettiva di futuro, senza un obiettivo per cui impegnarsi».
Sicurezza e responsabilità: «Non basta reprimere»
Le leggi esistono e le pene si applicano, ricorda l’avvocata, così come aumenteranno controlli, telecamere e misure per garantire la sicurezza dei cittadini. Ma questo, da solo, non basta.
«La vera emergenza – afferma – è far capire a questi giovani adulti “improvvisati” quanto hanno da perdere. E anche quanto abbiamo da perdere noi, come società».
«Serve un cambio di passo culturale»
Capone invita a superare schieramenti sterili e contrapposizioni ideologiche. «La società non è un tribunale e gli schieramenti non servono. Servono idee, coraggio e verità. Ognuno può e deve fare la sua parte».
Per i ragazzi che possono ancora scegliere, conclude, «non possiamo continuare ad alimentare un ring sociale. Questo non ce lo possiamo più permettere».

