CASTIGLIONE DELLA PESCAIA – Una delle aree naturalistiche più preziose della Maremma diventa un laboratorio nazionale contro gli effetti del cambiamento climatico. In occasione della Giornata mondiale delle zone umide, la Diaccia Botrona ha ospitato l’evento “Terre e acque di confine: la sfida delle zone umide”, promosso da Anbi, insieme ad Anbi Toscana e al Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud, con l’avvio ufficiale del cantiere per contrastare la risalita del cuneo salino.
Il momento centrale della giornata è stato il taglio del nastro dei lavori, affidato a Fabio Zappalorti, direttore generale di Anbi Toscana e del Consorzio. L’intervento, finanziato con circa 1,9 milioni di euro da Sviluppo Toscana su impulso della Regione Toscana, punta a ridurre la salinizzazione delle acque interne, fenomeno che mette a rischio habitat e biodiversità.
Il sistema prevede l’apporto di acqua dolce dal Canale Molla e il riutilizzo delle acque reflue provenienti dal depuratore di Castiglione della Pescaia, trattate con fitodepurazione. Una soluzione tecnica semplice ma efficace, pensata per garantire equilibrio idrico e maggiore resilienza dell’ecosistema.
Alla giornata hanno preso parte numerosi rappresentanti delle istituzioni e del territorio. Presenti il presidente della Regione Eugenio Giani, il direttore generale di Anbi Massimo Gargano, il presidente del Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud Federico Vanni, la sindaca di Castiglione della Pescaia Elena Nappi, l’assessore regionale Leonardo Marras, la senatrice Simona Petrucci e l’onorevole Marco Simiani.
Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, impossibilitato a partecipare di persona, ha inviato un messaggio di saluto e sostegno all’iniziativa.
Alle tavole rotonde hanno partecipato anche Coldiretti, Cia – Agricoltori Italiani, Lipu e l’Università di Firenze, per discutere il position paper di Anbi sullo stato delle zone umide italiane.
Dal confronto è emersa una linea condivisa: la sicurezza idraulica deve camminare insieme alla tutela ambientale e allo sviluppo sostenibile delle comunità.
Oltre alla protezione di 92 tra habitat e specie di interesse comunitario su un’area di circa 880 ettari, il progetto prevede interventi per migliorare la fruizione pubblica:
– recupero dei sentieri con passerelle in legno;
– riqualificazione dei capanni di osservazione;
– percorsi accessibili anche alle persone con disabilità.
La Diaccia Botrona si conferma così un luogo simbolo dell’adattamento ai cambiamenti climatici. Non solo area naturale da preservare, ma presidio ambientale, economico e sociale. Difendere queste zone significa proteggere biodiversità, agricoltura e turismo, con benefici diretti per tutto il territorio della Maremma.